In questo inizio di novembre 2021 i media descrivono l’arrivo della “quarta ondata” dell’epidemia opportunamente prevista nei mesi scorsi (come erano state via via previste la seconda e la terza). Ed è allarme per l’aumento dei contagi.
Allarme per l’aumento dei “contagi”? A meno che non vada incontro a sostanziali mutazioni che lo rendano invisibile al nostro sistema immunitario, un virus non può contagiare due volte la stessa persona. Questo vuol dire che l’aumento delle persone contagiate si traduce per un virus in un aumento “di terra bruciata”, in altre parole in un “harakiri” che segnerà in breve tempo la fine del virus e dell’epidemia. Naturalmente la brevità o lunghezza del tempo dipende da noi. Quanto più cerchiamo di contrastare la diffusione del virus, tanto più a lungo durerà l’epidemia. Il numero finale degli eventuali morti verrà spalmato in un tempo più lungo, ma il conteggio finale, in più o in meno, non cambierà di molto. Quello che cambierà sarà l’effetto sull’economia, tanto più devastante quanto più pesanti sono state decise e quanto più a lungo sono state applicate le misure di contrasto della diffusione. Non si tratta di cultura specialistica, ma di semplice buon senso.
Ma che il problema non sia scientifico ma politico è dimostrato dal tipo di informazioni che viene fornito dai media ufficiali. Per quanto appena detto, di per sè il numero dei contagi e il suo eventuale aumento è un dato rassicurante, non allarmante. Può diventare allarmante perché i contagi possono risultare in ospedalizzazioni e soprattutto in decessi. Ma allora, se si vuole mettere in guardia la popolazione, è necessario parlare del numero e delle percentuali delle ospedalizzazioni e dei decessi, non del numero e delle perentuali dei contagi. Perché questa insistenza sul fornire in primo piano solo il dato dei contagi, presentando un dato rassicurante o tutt’al più neutro, come se fosse misura della gravità dell’epidemia? Comportarsi in questo modo significa voler coscientemente ingannare la popolazione.
D’altra parte, se al grande pubblico venissero forniti i dati delle ospedalizzazioni e dei decessi, sarebbe necessario anche non fornirli come dati singoli giorno per giorno, ma inseriti in una tabella o in grafico che riporti l’andamento nel tempo, giorno per giorno o almeno settimana per settimana, indicativamente per almeno un anno. E, dato che l’epidemia si sta protraendo ormai da quasi due anni, sarebbe anche onesto fornire un paragone fra l’andamento delle ospedalizzazioni e dei decessi nel 2020 e nel 2021, in modo da poter fare il paragone fra gli stessi periodi dei due diversi anni. Infine, considerato che nel 2020 non esisteva ancora il vaccino, che si è cominciato a somministrare nel 2021, i dati di quest’ultimo anno dovrebbero essere presentati in forma disaggregata, distinguendo ospedalizzazioni e decessi giorno per giorno (o quanto meno settimana per settimana) nei due diversi gruppi dei vaccinati e dei non vaccinati. Ricavare questi dati dalle statistiche che forse esistono anche in rete (ma chissà dove) non è alla portata di tutti. È quindi piuttosto qualcosa che dovrebbero fare gli “scienziati” prima di trinciare giudizi e sparare conclusioni nei media. E dovrebbero farlo anche i giornalisti che fanno loro da cassa di risonanza. Il solo compito interpretativo che rimarrebbe agli “esperti” sarebbe quello di chiarire il significato statistico di quei dati, ma probabilmente è proprio quello che sono restii a fare, e il motivo è presto spiegato con un esempio. Supponiamo che il 26 settembre del 2020 i decessi siano stati 15, e il 26 settembre del 2021 siano stati 30 (i numeri sono presi a caso e servono solo a facilitare i calcoli). Sarebbe innegabile che c’è stato un raddoppio, e dal punto di vsita aritmetico un raddoppio è senza dubbio un aumento. Però, in che popolazione ci troviamo? Passare da 15 decessi a 30 su una popolazione di cento individui è certamente una tragedia. Su mille lo è ancora, ma un po’ meno. Su diecimila costituisce un aumeno dello 0,15%, che dispiace molto per chi è morto e per i suoi famigliari, ma preoccupa già solo relativamente. In realtà però stiamo parlando di una popolazione di 65 milioni di individui. Passare da 15 a 30 decessi sarà anche un raddoppio, ma in una popolazione di 65 milioni statisticamente non è un “aumento”. È solo un impercettibile tremolio della linea di base. E a causa di questo tremolio dovremmo minacciare nuovi lockdown, obblighi vaccinali, ed estensioni del green pass e dello stato di emergenza, con tutte le note consguenze economiche, per altri sei mesi?
Tra l’altro, come accennato più sopra, i due anni 2020 e 2021 non sono esattamente paragonabili, dato che nel 2021 è iniziata la campagna vaccinale, che ha portato ad avere a inizio novembre più dell’80% della popolazione vaccinata. Se un reale e consistente aumento di ospedalizzazioni e di decessi si stesse verificando in questo mese di novembre, dovrebbe in teoria riguardare solo i non vaccinati, ma sarebbe per lo meno curioso che si stia verificando un aumento di ospedalizzazioni e decessi in una popolazione suscettibile che quest’anno si è ridotta al 20% contro il 100% dell’anno scorso. Anche qui non si tratta di essere specialisti di virologia, malattie infettive, o statistica. Per farsi qualche domanda basta un minimo di buon senso, e le domande che vengono spontanee riguardano l’efficacia dei vaccini e l’onestà dell’informazione ufficiale. Avere buon senso adesso è diventato lo stesso che essere no-vax?
Non sempre arrivo qui per colpa della mia incapacità con i social.Ma quando ci riesco ti leggo molto volentieri. Un abbraccione!!!!
RispondiElimina