Con il decreto-legge di metà dicembre 2021, l’obbligo di vaccinazione anti-covid per il personale sanitario e delle RSA è stato esteso al personale amministrativo della sanità, ai docenti e al personale amministrativo scuola, ai militari, alle forze di polizia e al personale di soccorso pubblico. Già non avevo capito lo scopo di obbligare alla vaccinazione anti-covid proprio chi, per la professione svolta, poteva dubitare di quella vaccinazione. Doveva essere prevedibile che una certa percentuale di quel personale avrebbe preferito la sospensione e sarebbe quindi andato perso, con conseguenti disfunzioni in un settore come quello sanitario proprio in un momento in cui c’era più bisogno di quel personale. Nel decreto-legge precedente, quello di aprile, c’era una via di salvezza: l’obbligo cessava col 31 dicembre. Bastava aspettare quella data e l’errore sarebbe stato rimediato. E invece no. Hanno voluto prorogare quell’obbligo al 15 giugno 2022. Pazzi furiosi? Sì, ma altro che quello! Come detto, col nuovo decreto-legge hanno voluto addirittura aggiungere all’obbligo altre categorie. Ma non hanno aggiunto gli orefici, i cartomanti, e i docenti di letterature polinesiane. Hanno appunto aggiunto altre categorie di cui il Paese non può fare a meno e che per lo più erano già sotto organico. Se per sfinimento tutti i renitenti di quelle categorie si vaccineranno, quello per il Governo sarà davvero un colpaccio. Ma supponiamo che ciò non accada: non sarebbe stato più semplice e veloce un colpo di forbice lì in basso?
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
Commenti
Posta un commento