Per fare medicina preventiva è ovviamente necessario conoscere alcune nozioni sulle malattie e come si trasmettono, ma occorre soprattutto avere un po’ di buon senso. Per far capire qual’è il livello della medicina preventiva oggi in Italia vorrei ricordare che all’inizio della pandemia venne detto di non usare i fazzoletti di cotone e di usare invece i fazzoletti di carta. Ovvio, no? I fazzoletti di carta si possono buttare, mentre quelli di cotone si portano a casa dove gli altri membri della famiglia potrebbero venir contagiati dai fazzoletti sporchi. Ovvio un corno! I famigliari del portatore, che vivono con lui, parlano con lui, mangiano con lui, e dormono con lui non hanno bisogno di contagiarsi dai suoi fazzoletti: ce la fanno già anche senza. I fazzoletti sono la classica goccia nel mare. E comunque, se lavati in lavatrice a 60°C con detersivi per 60 minuti, non usciranno sterili, ma certamente non semineranno più virus di quanti ne può seminare la cute delle mani o del viso, che non può subire simili lavaggi. In ogni caso, la condivisione dei virus avviene all’interno delle famiglie dove, come appena detto, il virus circola comunque. I fazzoletti di carta invece non vengono lavati: vengono buttati. Ma dove? Qualcuno magari li mette in tasca e li porta a casa, ma la maggior parte della gente li butta dove càpita, magari per strada. I più educati li buttano nei cestini, per strada ma anche negli uffici pubblici e privati e nei locali pubblici, dove i normali movimenti dell’aria possono portare il virus a contagiare decine e decine di persone.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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