Le parole hanno un peso, anche se spesso chi le usa le fa svolazzare a mezz'aria spinte dal vento. A proposito di quello che sta succedendo in Ucraina, tutti parlano di "invasione", e obiettivamente di invasione si tratta, dato che un esercito straniero è entrato nel territorio di quello Stato. A quanto pare però il vocabolo è oggi riservato all'entrata di una moltitudine armata. Se la moltitudine non è armata, non si tratta più di invasione, nemmeno nel caso in cui quella moltitudine intenda stabilirsi in quello Stato (si veda l'immigrazione illegale). D'altra parte, se la moltitudine è armata, secondo il nuovo vocabolario italiano si tratta sempre e comunque di invasione, anche nel caso in cui si tratti di un esercito che non intende occupare un territorio, ma intende solo ottenere che un governo ostile receda dai suoi propositi, dopo di che si ritira. Ora l'italiano è, come qualsiasi lingua vivente, soggetta ad un'evoluzione che porta anche a nuovi significati per le parole. Nulla di male quindi se "invasione" negli ultimi anni ha mutato significato, ma se qualcuno mi avesse avvisato mi avrebbe fatto piacere.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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