Solo un quarto del mio sangue è siciliano, ma lo devo a mio nonno Manlio, che era amico di famiglia dei Pirandello. Mio padre poi ebbe come insegnante di francese Enzo, il fratello minore di Luigi. E mio padre era il tipo da arruolarsi volontario per la guerra di Spagna, mettere agli arresti due camicie nere che avevano abusato di due donne spagnole, venire per questo rimpatriato e rinchiuso nel carcere militare di Forte Boccea, e da lì scrivere a Mussolini che il suo governo sarebbe durato poco. Cosa voglio dire? Che forse era destino che io ereditassi scetticismo, pessimismo, un po’ di donchisciotteria e tanto spirito di ribellione. Così, quando la questione sul tappeto era “il covid”, non ho mai detto che negazionisti e no-vax fossero dei geni, anzi, ma ho detto chiaro e tondo che per credere alla narrazione ufficiale e ai vaccini bisognava essere dei babbei. Me li son fatti nemici tutti, insomma. Adesso che la questione è “Russi oppure Ucraini”, la faccenda si ripete. Non me la sento di sottoscrivere alla teoria che i Russi sono degli angioletti; ma gli Ucraini, o per lo meno i fedeli di Zelenskyy, mi sembrano pericolosi residui dello sfegatato nazionalismo otto-novecentesco che speravo sepolto con la fine della Seconda Guerra Mondiale. E anche qui, credo di dispiacere a tutti. Per dirla con Pirandello, “così è, se vi pare”, aggiungendo però di mio la frase (un po' adattata) di un altro siciliano, proveniente anche lui da una famiglia stata in affari coi Pirandello: “e se non vi pare, fa lo stesso, ma non scassate i cabbasisi”.

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