Credo sia giunto il momento di dire due parole sulla moda becera di difendere “il diverso”. Secondo i nostri maîtres à penser la diversità sarebbe un valore, ma è evidente che questa povera gente confonde la diversità con la varietà. La varietà implica libertà, o anche casualità nel modo di essere, e la sua positività sta nel fatto di essere alla base stessa della vita e della sua evoluzione. La diversità invece non implica nè libertà nè casualità, ma il loro esatto contrario. “De-vertere” ha in sè il significato di allontanarsi da qualcosa per reazione (e quindi non per caso o per libera scelta). Non si tratta di pedanteria etimologica, dato che il versus latino è entrato nella cultura e nel subconscio anche di chi non ha mai aperto un libro di latino, e vi è entrato grazie all’uso sempre più pervasivo dell’inglese proprio con il significato di “contro”. E in effetti, che venga ammesso o meno dagli interessati, nella loro diversità i “diversi” hanno sempre un atteggiamento di ostilità o quanto meno di sfida nei confronti dello standard da cui hanno scelto di divergere. Poi naturalmente sono loro i primi a gridare allo scandalo quando i “non diversi” accettano quella sfida o rispondono a quell’ostilità. Ora, una società ha bisogno di varietà, e non di divisioni e antagonismi, per prosperare. Chi ha paura della diversità, ha tutte le ragioni di averla. Chi invece ha paura della varietà non ha bisogno di essere confermato in quella paura dall’aggressività dei diversi, ma ha bisogno di essere pazientemente e pacatamente reso edotto di quanto la varietà sia utile e necessaria per l’evoluzione della società: un compito che i “diversi” non sono in grado di svolgere, ma solo di ostacolare.

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