La COVID-19 (affettuosamente chiamata “il covid”) è la prima e unica malattia infettiva per la quale la scienza medica abbia dichiarato con grande dispiego di mezzi che per essere protetti dal contagio sono del tutto inutili gli anticorpi acquisiti per via naturale, ma servono solo quelli acquisiti tramite vaccino, vaccino che deve quindi essere somministrato anche ai soggetti guariti dalla malattia. È anche la prima e unica malattia infettiva per la quale sia stato introdotto un “vaccino” che in realtà non è costituito dagli antigeni del virus, ma è costituito da una molecola di DNA o di RNA messaggero che induce le nostre cellule a produrre l’antigene virale (e uno solo degli antigeni virali). Ancora, è la prima e unica malattia infettiva per la quale si ritiene che gli anticorpi contro uno solo degli antigeni virali siano più efficaci degli anticorpi prodotti contro l’insieme di tali antigeni. È la prima e unica malattia infettiva per la quale la scienza medica ha pronosticato in pochi mesi di osservazione quanti anni possa durare la protezione conferita dal vaccino, assicurando che la protezione conferita dal vaccino è di gran lunga più duratura di quella conferita dall’infezione naturale. Infine è la prima e unica malattia infettiva provocata da un virus ad altissima velocità di mutazione per la quale la scienza medica ha dichiarato che sia utile sviluppare un vaccino e che il vaccino svilluppato per  il virus iniziale sia efficace anche contro le mutazioni successive del virus e che per rispondere alla comparsa di nuove mutazioni basti ripetere ad libitum le dosi del vaccino sviluppato contro il virus iniziale. 

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