La COVID-19 (affettuosamente chiamata “il covid”) è la prima
e unica malattia infettiva per la quale la scienza medica abbia dichiarato con
grande dispiego di mezzi che per essere protetti dal contagio sono del tutto
inutili gli anticorpi acquisiti per via naturale, ma servono solo quelli
acquisiti tramite vaccino, vaccino che deve quindi essere somministrato anche
ai soggetti guariti dalla malattia. È anche la prima e unica malattia infettiva
per la quale sia stato introdotto un “vaccino” che in realtà non è costituito
dagli antigeni del virus, ma è costituito da una molecola di DNA o di RNA
messaggero che induce le nostre cellule a produrre l’antigene virale (e uno
solo degli antigeni virali). Ancora, è la prima e unica malattia infettiva per
la quale si ritiene che gli anticorpi contro uno solo degli antigeni virali
siano più efficaci degli anticorpi prodotti contro l’insieme di tali antigeni. È
la prima e unica malattia infettiva per la quale la scienza medica ha pronosticato
in pochi mesi di osservazione quanti anni possa durare la protezione conferita
dal vaccino, assicurando che la protezione conferita dal vaccino è di gran
lunga più duratura di quella conferita dall’infezione naturale. Infine è la
prima e unica malattia infettiva provocata da un virus ad altissima velocità di
mutazione per la quale la scienza medica ha dichiarato che sia utile sviluppare
un vaccino e che il vaccino svilluppato per
il virus iniziale sia efficace anche contro le mutazioni successive del
virus e che per rispondere alla comparsa di nuove mutazioni basti ripetere ad
libitum le dosi del vaccino sviluppato contro il virus iniziale.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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