La siccità incombe sul nostro povero e martoriato Paese. Questo è quello che sento dai media, che non lesinano immagini di torrenti in secca e fiumi ridotti a rigagnoli. Ora obiettivamente lo scorso inverno è caduta meno neve, per cui adesso d’estate i nevai alpini e appenninici forniscono meno acqua ai fiumi. Però sono alcuni anni che cade meno neve (chiedere per conferma ai gestori di impianti sciistici), e gli anni scorsi le notizie di fiumi in secca venivano date con lo stesso senso di routine delle notizie sul costo degli ombrelloni in spiaggia, senza il catastrofismo odierno. Oltre a tutto, può darsi che stia piovendo davvero poco, lungo lo stivale, ma dalle mie parti sono settimane che piove quasi ogni giorno, e non si tratta di pioggerelline primaverili o di acquazzoni estivi della durata di dieci minuti, ma di tentativi a volte discretamente riusciti di emulare i monsoni di altre parti del globo. Non voglio dire con questo che la situazione non sia seria, ma ho l’impressione che la recente pandemia abbia dato la stura ad un pessimismo su cui si sono avventati i politici per giustificare la loro incapacità e i giornalisti per accontentare un’audience affamata di tragedie.

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