La siccità incombe sul nostro povero e martoriato Paese. Questo è quello che sento dai media, che non lesinano immagini di torrenti in secca e fiumi ridotti a rigagnoli. Ora obiettivamente lo scorso inverno è caduta meno neve, per cui adesso d’estate i nevai alpini e appenninici forniscono meno acqua ai fiumi. Però sono alcuni anni che cade meno neve (chiedere per conferma ai gestori di impianti sciistici), e gli anni scorsi le notizie di fiumi in secca venivano date con lo stesso senso di routine delle notizie sul costo degli ombrelloni in spiaggia, senza il catastrofismo odierno. Oltre a tutto, può darsi che stia piovendo davvero poco, lungo lo stivale, ma dalle mie parti sono settimane che piove quasi ogni giorno, e non si tratta di pioggerelline primaverili o di acquazzoni estivi della durata di dieci minuti, ma di tentativi a volte discretamente riusciti di emulare i monsoni di altre parti del globo. Non voglio dire con questo che la situazione non sia seria, ma ho l’impressione che la recente pandemia abbia dato la stura ad un pessimismo su cui si sono avventati i politici per giustificare la loro incapacità e i giornalisti per accontentare un’audience affamata di tragedie.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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