Il mio fornitore di gas (ente pubblico o per lo meno a suo tempo nato come tale) mi ha spedito una busta con cinque fogli (diconsi "cinque") stampati a colori, per annunciarmi che da ottobre cambia nome e che, salvo recesso, mi cambia "l'indice di prezzo", cosa che "minimizza ogni ulteriore rincaro"; e che posso usufruire di "sconti continuativi sulla spesa settimanale presso catene della grande distribuzione", "offerte riservate sui migliori e-commerce di viaggi, moda, e di tanti prestigiosi brand", "coupon sconto da stampare e usare presso centinaia di negozi".

Ora, il rincaro del gas è prima di tutto e in gran parte colpa di Zelens'kyj, di Putin, di Biden, della Von del Leyen, di Draghi e dei geni che gli van dietro. Però, diciàmocelo francamente: un po' dei nostri soldini marcati "gas" (ma il discorso vale anche per altri beni e servizi) vanno a foraggiare i produttori di carta e di inchiostro, e soprattutto a pagare gli stipendi alle preziose braccia rubate alla vanga e impiegate a concepire queste "corazzate Potëmkin" di fantozziana memoria.

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