Lo Stato ficcanaso. Ultimamente vi state preoccupando perchè, con la tracciabilità della moneta elettronica, lo Stato spia quanto denaro veramente avete e come veramente lo spendete. Sì ma, bambini belli, è da una vita che lo Stato ficca il naso negli affari vostri. Voi non ve ne siete accorti e lo avete lasciato fare. Inutile lamentarsi adesso.

Vi faccio un esempio. Per motivi di lavoro, ho dovuto cambiare residenza diverse volte e conosco bene la questione. Ogni volta ho dovuto dimostrare che ero davvero nella nuova residenza rimanendo ivi agli arresti domiciliari in attesa che il messo comunale venisse a fare entro quarantacinque giorni la sua verifica a sorpresa. Ma, minchia e straminchia, non è che uno cambia residenza come cambia albergo, portandosi dietro la valigia dopo aver saldato il conto. C’è un periodo durante il quale uno va avanti e indietro per il trasloco e per chiudere le varie faccende che aveva aperto nella vecchia residenza. E se il messo non lo trova, sono càvoli acidi. Non si tratta solo di dover rifare la pratica, ma di dover affrontare una denuncia per falso in atto pubblico. Be’, direte, la Cassazione ha sancito che si può informare il Comune che “dalle alle” non si è in casa perché si è al lavoro. Sì, ma se dopo il lavoro, invece di andare subito a casa nella nuova residenza, volete andare in pizzeria con gli amici, non potete farlo. Volete fare i furbi e dire al Comune che andate a casa nella nuova residenza solo per dormire la notte? Ammesso e non concesso che accettino la cosa (vi possono rispondere che non hanno personale da mandare in giro per accertamenti la notte), se per caso il messo comunale viene a suonarvi il campanello proprio la notte che siete a casa dell’amante, cosa fate? No, non si tratta del fatto che non volete far sapere urbi et orbi i vostri affari di cuore (e d’altro). Si tratta del fatto puro e semplice che non vi hanno trovati in casa, e quindi, qualunque sia il motivo della vostra assenza, scatta la denuncia per falso in atto pubblico cui accennavo più sopra.

Ora il fatto è che se uno ha due case, in proprietà, in affitto o a qualsiasi altro titolo, non può avere le previste agevolazioni fiscali tanto per l’una quanto per l’altra. Può avere solo una “prima casa”, e deve quindi scegliere qual’è la sua “prima casa”: o l’una o l’altra. E allora, che cosa gliene fotte allo Stato se, con la residenza, trasferite i vantaggi della “prima casa” da una residenza all’altra? Ma ammettiamo pure che qualcuno riesca a giocarci fiscalmente, con i trasferimenti di residenza. Ne risulta che dobbiamo anche ammettere che lo Stato cerchi di impedirlo. Ma arriviamo allora allo stesso punto della moneta elettronica per stanare gli evasori. Non si può impedire un reato tributario violando a tale scopo la privacy dei cittadini. Se l’unico modo per ottenere lo scopo è veramente quello di violare la privacy, vuol dire che c’è qualcosa che non funziona nel sistema fiscale. Che lo si cambi, quel sistema, porca miseria! Oltre a tutto sono cinquant’anni che l’abbiamo, e sono cinquant’anni che la giustizia fiscale è solo una promessa elettorale, ripetuta fino alla nausea come una formula ipnotica per tener buoni quelli che, loro malgrado, non hanno molte possibilità di frodare il fisco

P.S.: tenete presente che, una volta che il messo comunale vi ha trovati nella vostra nuova residenza/prima casa, potete andarvene tranquillamente ad abitare da un'altra parte e non tornare mai più, e quindi tutti i soprusi che uno Stato deficiente vi ha imposto "per tutelarsi" non sono serviti a niente!

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