Vorrei spezzare una lancia a favore degli astensionisti. Prima di tutto, se fossi un italiano all’estero e anche se avessi avuto intenzione di votare per uno dei partiti presenti nella scheda elettorale, rifiuterei di votare per solidarietà con chi avrebbe voluto votare per uno dei partiti che sono stati esclusi. Poi vorrei ricordare che votare è un diritto, e magari anche un dovere, ma votare non significa mettere una croce sulla scheda a caso. Per “votare” occorre sapere che cosa si sta facendo, sapere chi sono e che cosa propongono tutti quelli che chiedono il voto. Diritto e dovere quindi è, prima di votare, dedicare un po’ del proprio tempo a informarsi. Se si è mancato a questo diritto e dovere, si deve stare a casa. La politica non è il campionato di calcio.

Ma, a proposito dell’informarsi sulla personalità dei candidati e sui programmi dei partiti politici, non vedo perché i miei soldi  debbano essere utilizzati, attraverso il finanziamento pubblico ai partiti, per finanziare le campagne elettorali anche dei partiti di cui non condivido i programmi. Allora i partiti devono finanziare le loro campagne elettorali con soldi raccolti chissà come? No. Molto semplicemente, non devono essere fatte campagne elettorali. I soldi pubblici, come sono usati per stampare i manifesti e le schede elettorali, dovrebbero essere usati per stampare e distribuire a tutti gli elettori dei libretti contenenti informazioni standardizzate sui candidati e sui programmi dei partiti politici. Le elezioni non possono essere ridotte a un “Venghino venghino” di imbonitori da piazza del mercato che fanno a gara per irretire gli allocchi.  

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