Oggi la parola d’ordine è “buttar fuori Orbàn dall’Europa”. Se questo comporta buttar fuori dall’Europa anche 9 milioni di Ungheresi, chissenefrega... Da parte mia però io sarei più dell’idea di buttar fuori dalle stanze del potere quei rimbambiti pieni di sè che la pensano in quel modo.

Il guaio è che di rimbambiti ce ne sono scorte inesauribili. Provate a vedere come i politologi definiscono il governo di Orbàn: “democrazia illiberale”. A parte il gusto un po’ kitsch dell’ossimoro presente in questa definizione, faccio notare che le grandi menti l’hanno coniata per riferirsi a chi, dopo essere stato democraticamente eletto, fa il bello e il cattivo tempo come vuole limitando le libertà del popolo. Però queste menti eccelse non si sono rese conto che questa definizione non si adatta, per fare due esempi, alla Cina di Mao o alla Cambogia di Pol Pot (dove i capoccia avevano preso il potere in punta di fucile), ma si adatta perfettamente all’Italia di Mussolini e perfino alla Germania di Hitler. Dunque anche quei regimi, illiberali fin che si vuole, erano “democrazie”? Per me va benissimo, ma ho la vaga impressione che i politologi di corte non volevano dire questo. Però l’hanno detto. Ma non finisce qui. Ammesso e non concesso che il potere di Draghi e dei suoi predecessori sia stato legittimato, anche solo indirettamente, da elezioni democratiche, la definizione di “democrazia illiberale” calza come un guanto anche al nostro sistema politico. Certo che abbiamo un’opposizione, ma se non è d’accordo con i diktat della maggioranza, che cosa può fare l’opposizione? E certo che a decidere dei nostri destini non è un uomo solo, bensì una cricca di suoi accoliti, ma che differenza fa? E certo che abbiamo la libertà di scendere in piazza per i diritti dei transessuali nostrani e delle donne iraniane, ma quando scendiamo in piazza per il diritto di rifiutare un vaccino più pericoloso che utile veniamo accolti dagli idranti della Polizia.

E allora, smettiamola una buona volta di prenderci in giro e farci prendere in giro. La nostra è una “democrazia illiberale” come quella di Orbàn, anzi è peggio perché non si limita a imporre alla totalità della popolazione il volere di pochi, ma lo fa anche utilizando i sottili mezzi della persuasione occulta per far credere al popolo di essere libero. 

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