Qualcuno sta dicendo che in Italia hanno vinto quelli che avevano governato l’Italia dal 1922 al 1943. Sulle prime mi verrebbe da dire a quel qualcuno di andare a pettinare bambole, ma poi mi rendo conto che se si sbaglia è solo perché quelle idee non hanno vinto adesso, ma avevano vinto già da parecchi anni. No, non mi riferisco alla teoria economica (gà, se non lo sapevate, c’era anche una teoria economica alternativa al liberismo e al marxismo). Mi riferisco alla componente nazionalistica, fatta di roboanti dichiarazioni sulla competenza, la laboriosità, l’inventiva, l’originalità, l’intelligenza, la ricchezza dell’Italia, pronunciate tanto dalla Sinistra quanto dalla Destra, quella componente che nel 1923 contagiò la teoria economica con il morbo che ne determinò la dissoluzione insieme alla distruzione del Paese. E vogliamo ricordare la deriva verso il presidenzialismo, di cui allora non si parlava perché si era in una monarchia, ma che venne purtroppo realizzato con i poteri accordati al Presidente del Consiglio del Ministri? Non è solo la Destra che ne sta parlando da oltre una decina d’anni. È il popolo italiano, di destra e di sinistra, che smania per essere guidato (“ductum”, in latino) da un leader (“Führer” in tedesco). “Italien über alles”, insomma, da quando l’Italia ha cominciato, una trentina di anni fa, ad andare “unter” senza volerlo ammettere.

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