L'arrampicata sugli specchi continua più avventurosa che mai. Adesso parlano di riaprire le centrali elettriche a carbone. A parte il fatto che di queste centrali non ne abbiamo abbastanza, ci siamo dimenticati che le avevamo chiuse perché 1) inquinavano e 2) le nostre miniere di carbone si erano praticamente esaurite e il carbone dovevamo comprarlo all'estero. Bene, non è cambiato niente. Le centrali elettriche a carbone inquinano ancora, e miniere di carbone continuiamo a non averne. Insomma, non se ne esce. Finché non riusciremo (tra diversi anni) a coprire il nostro fabbisogno energetico con fonti rinnovabili e casalinghe, o togliamo le sanzioni alla Russia con tante scuse, o facciamo morire la gente con la fuliggine nei polmoni e con debiti che nemmeno i nostri nipoti riusciranno a pagare. Dato che amiamo dire che siamo in guerra, ricordiamoci almeno che vincere è importante, ma ancora più importante è saper capire in tempo quando si ha perso.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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