A proposito di complottismo... Supponiamo che volete destabilizzare le economie di un certo numero di Paesi creando una pandemia. Se vi trovate sulla Terra e non su Marte, una pandemia causata da un virus a letalità effettivamente elevata comprometterebbe anche la vostra economia. Come potreste risolvere il problema? Utilizzando un virus ad alta diffusività e bassa letalità sommato a un virus diverso, a bassa diffusività e alta letalità. Il primo virus si diffonde e i pochi morti che provoca non risvegliano inizialmente grandi preoccupazioni, ma dopo poche settimane seminate il secondo virus, quello a bassa diffusività e alta mortalità. La gente, ma anche i servizi sanitari presi alla sprovvista attribuiranno al primo virus i morti provocati dal secondo, anche perché questi ultimi mostreranno una positività al primo virus grazie alla sua alta diffusività. Le terapie “eroiche” che verranno frettolosamente messe in campo saranno loro stesse a provocare la morte anche di molte di quelle persone che sono state infettare solo dal primo virus, quello non letale, e la diffusione continua ed esponenziale dell’infezione manterrà in movimento per lungo tempo il circolo vizioso fra estrema preoccupazione, ipocondria, isterismo, cure sbagliate, e decessi. Ma come diffondere il secondo virus, quello veramente letale ma scarsamente diffusibile? Una modalità potrebbe essere quella del trasporto, per via aerea o di terra, per esempio in un’area limitata come un cluster di provincie del ventre molle d’Europa; Bergamo, Lodi, Cremona, Reggio Emilia, Padova... Da lì quel virus non riuscirà mai a uscire, avendo una scarsa diffusibilità autonoma, e noi siete al sicuro.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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