No-vax e no-covid-vax. Il termine “no-vax” è stato coniato per indicare chi rifiuta i vaccini per principio, e quindi “tutti” i vaccini. Dopo l’introduzione dei vaccini contro la COVID-19 sono stati però chiamati no-vax anche coloro che rifiutano solo i vaccini anti-covid. Questo equivoco è stato alimentato da varie parti politiche, soprattutto di area governativa per screditare chi criticava la gestione dell’emergenza sanitaria. È quindi necessario fare chiarezza, e a tal fine proporrei di chiamare invece “no-covid-vax” chi non è affatto contrario ai vaccini in genere ma ritiene ingiustificato solo l’obbligo della vaccinazione anti-covid.
Per capire meglio il problema, partiamo dallo scopo delle vaccinazioni, che è quello di preparare il nostro organismo al possibile futuro incontro con agenti infettivi potenzialmente invalidanti o letali. Sappiamo infatti che la nostra difesa dagli agenti infettivi è affidata agli anticorpi che il sistema immunitario inizia a produrre dopo il primo incontro con gli agenti infettivi.
Il tempo necessario a produrre quantità sufficienti di anticorpi partendo da zero può essere troppo lento in rapporto alla virulenza (cioè alla “cattiveria”) dell’agente infettivo. Se però il nostro organismo aveva già incontrato in passato quello stesso agente infettivo e aveva a suo tempo già prodotto gli anticorpi che l’hanno fatto sopravvivere, ad un successivo incontro con quell’agente infettivo la produzione di anticorpi riparte in modo più veloce e massiccio, grazie a un fenomeno chiamato “memoria immunitaria”. Nella maggior parte dei casi, l’agente infettivo viene eliminato ancor prima che possa provocare sintomi apprezzabili. È evidente però che se l’agente infettivo in questione è particolarmente aggressivo e provoca facilmente la morte al primo incontro, non ci sarà un “secondo incontro”, e tutto il discorso sugli anticorpi che proteggono da un successivo incontro diventa inutile. E più o meno la stessa cosa vale nel caso che dal primo incontro si abbiano gravi invalidità. È da qui che nasce allora il concetto di vaccinazione, nel senso di primo incontro “controllato” con un agente infettivo particolarmente pericoloso.
Si era scoperto infatti già oltre due secoli fa che se ci si ammalava di “vaiolo vaccino” (trasmesso dai bovini, o vacche, e chiamato per questo “vaccino”) non solo si faceva una malattia di scarsissimo o nessun rilievo, ma si rimaneva protetti anche nei confronti del “vaiolo umano” (quello che nella migliore delle ipotesi lasciava sfigurati dalle cicatrici e spesso portava anche a morte). Si è pensato quindi di infettare di proposito i bambini con il pus prelevato dalle lesioni vaiolose delle vacche, in modo da proteggerli da eventuali infezioni con il vaiolo umano. La parola “vaccinazione”, nata da questa pratica, è stata poi estesa a tutte le altre pratiche simili aventi lo scopo di mettere artificialmente in contatto l’organismo umano con gli agenti infettivi delle malattie più gravi per indurlo a fabbricare anticorpi e soprattutto a costituire una “memoria immunitaria”.
Ovviamente bisognava trovare agenti infettivi innocui che fossero simili a quelli potenzialmente letali, come nel caso del vaiolo. Purtroppo però il gioco di due virus, uno innocuo e uno potenzialmente letale, capaci di dare la stessa risposta immunitaria, funzionava solo con il virus del vaiolo vaccino e il virus del vaiolo umano.
La ricerca ha però trovato una soluzione. Sottoponendo gli agenti infettivi di certe malattie gravi o letali a particolari trattamenti che ne inducevano la perdita dell’aggressività ma non della capacità di stimolare la produzione di anticorpi, si potevano introdurre nell’organismo quegli agenti infettivi così trattati e avere la desiderata risposta anticorpale e conseguente induzione della “memoria immunitaria”, provocando sintomi minimi o addirittura senza provocare alcun disturbo.
Quasi contemporaneamente però sono nati i no-vax. Anche i vaccini infatti, come tutte le sostanze usate in medicina, aspirina compresa, producono nella maggior parte delle persone trattate gli effetti voluti senza dare effetti collaterali, o dandone di trascurabili, ma in qualche caso possono invece provocare effetti indesiderati di varia gravità, fino (in casi rarissimi) alla morte. Ora, mentre i farmaci si usano per combattere malattie “in atto”, di cui la gente vuol liberarsi senza tanti ragionamenti (e di cui quindi non prende quasi mai in esame i rischi), i vaccini si usano “prima”, quando si è in perfetta salute. È per questo che molta gente si chiede perché correre il rischio di star male o di morire, se in quel momento si sta bene.
L’approccio corretto sarebbe quello di paragonare il rischio di invalidità o morte da vaccino col rischio di invalidità o morte nel caso che, non essendo vaccinati, si dovesse fare la malattia. Tale rischio è sempre molto più basso per il vaccino, ma questo non basta a vincere quei meccanismi psicologici che in alcune persone portano, nel dubbio, a preferire di non fare piuttosto che fare. E c’è poi un altro problema, che riguarda l’età dei vaccinandi. Infatti, con buona pace di chi ha detto il contrario a proposito della vaccinazione anti-covid, una vaccinazione ha senso solo in chi non ha ancora fatto la malattia naturale (nel qual caso infatti avrebbe già la memoria immunitaria che la vaccinazione ha lo scopo di indurre) e quindi, se si vuol rendere una vaccinazione obbligatoria per ottenere l’immunità di popolazione, è necessario prevedere tale obbligo nei bambini il prima possibile dopo la nascita, quando appunto si può presumere anche senza fare accertamenti sierologici che i vaccinandi non abbiano ancora fatto la malattia naturale. Però, per molti genitori, l’idea di acconsentire a che il proprio bambino venga sottoposto a un trattamento che potrebbe, anche se solo rarissimamente, provocarne l’invalidità o la morte è qualcosa di inaccettabile. “Se dovesse capitare,” pensano, “ci riterremmo responsabili: sarebbe come se l’avessimo rovinato o ucciso noi”. I “no-vax” sono questi, persone che temono gli effetti indesiderati dei vaccini, in gran parte per motivi umanamente comprensibili ma obiettivamente irrazionali. A questi si aggiungono purtroppo i paranoici che pretendono di “sapere” quello che il “popolo ignaro” non saprebbe, e cioè che i vaccini sarebbero stati resi obbligatori per fare gli interessi delle ditte farmaceutiche che li producono, nonostante la loro inutilità e pericolosità. Ovviamente tutti questi “no-vax” rifiutano anche i vaccini anti-covid, ma è fondamentale capire che li rifiutano per principio, non in modo selettivo.
E veniamo allora ai “no-covid-vax”, a coloro che non hanno mai rifiutato un vaccino, ma che di fronte ai “vaccini” contro la COVID-19 sono rimasti inizialmente perplessi e sono diventati poi critici. Sono i più scomodi perché la loro opposizione non è “per principio”, basata su una fede antiscientifica, ma è anzi basata proprio su un’accusa di antiscientificità rivolta a “vaccini” che propriamente vaccini non sono. Come spiegato più sopra, infatti, un vaccino è costituito da un agente infettivo (o in qualche caso dalla tossina prodotta dall’agente infettivo) iniettato nell’organismo dopo essere stato attenuato o inattivato, per indurre la produzione di anticorpi e quindi di una memoria immunitaria, mimando l’infezione naturale. Ultimamente, con l’affinamento della ricerca, erano stati prodotti anche vaccini costituiti non dall’agente infettivo intero, ma solo da qualche suo costituente (una proteina) in grado di stimolare la produzione di anticorpi e lo sviluppo della relativa memoria immunitaria, ma il principio era sempre quello dell’attenuazione dell’agente infettivo, anche se portata alle estreme conseguenze. I “vaccini” anti-covid invece, almeno quelli più utilizzati, non sono costituiti da virus attenuati o inattivati, nè da singole proteine virali, ma da una molecola complessa di sintesi che non ha lo scopo di indurre una risposta anticorpale contro sè stessa, ma ha lo scopo di “istruire” le nostre cellule a fabbricare una proteina uguale a quella del virus della COVID-19 (la proteina “spike”). Sarà poi quella proteina, fabbricata quindi dalle nostre cellule e non dai laboratori delle ditte farmaceutiche, ad essere riconosciuta come estranea e a provocare una risposta anticorpale, dopo essere espressa sulla superficie delle cellule che l’hanno prodotta. La domanda più naturale e immediata è: “Perché tutta questa complicazione? Non si poteva realizzare un vaccino consistente nella proteina “spike” prodotta nei laboratori delle ditte farmaceutiche, invece che fatta produrre alle nostre cellule?”. La domanda è più che legittima, anche perché poi questo tipo di vaccino “classico” è stato effettivamente prodotto e distribuito (il Nuvaxovid, della Novavax), ma solo a inizio 2022, e non è credibile che un vaccino più semplice abbia richiesto più tempo per essere preparato e testato rispetto ad uno più nuovo e complesso. È normale chiedersi se non ci sia stata una precisa volontà di approfittare di questa pandemia per sperimentare su vasta scala una tecnologia potenzialmente utilizzabile anche in altri àmbiti. D’altra parte il Nuvaxovid non era nemmeno l’unica e più semplice alternativa, dato che il modo più tradizionale di preparare i vaccini non è nemmeno quello di utilizzare una sola proteina virale ma, come accennato più sopra, quello di utilizzare l’intero virus dopo averlo attenuato o inattivato. E questo tipo di vaccino era stato peparato in pochi mesi dai ricercatori di alcune ditte farmaceutiche cinesi e viene usato regolarmente in diverse nazioni oltre alla Cina, ricevendo inspiegabilmente un’inappellabile “bocciatura” da parte delle autorità sanitarie di Europa e Stati Uniti.
Dovrebbe essere ovvio a questo punto che non è da “no-vax”, ma è invece perfettamente naturale nutrire dubbi sul comportamento dei governi occidentali che nel caso della COVID-19 hanno sbrigativamente affossato i vaccini a tecnologia tradizionale per approvare e acquistare altrettanto sbrigativamente vaccini realizzati con una tecnologia inutilmente complicata e mai sperimentata su una casistica sufficientemente ampia. E, se questo non bastasse, aggiungiamo che la COVID-19 è provocata da un Coronavirus, virus soggetti a mutazioni importanti e frequenti che fanno perdere efficacia a qualsiasi vaccino nel giro di pochi mesi, come è stato ampiamente dimostrato nel corso di questa pandemia, ma com’era già noto da anni, in seguito anche all’esperienza pluridecennale del centro di ricerca britannico che aveva scoperto nel 1965 il primo Coronavirus umano.
Morale: smettiàmola di giudicare antiscientifici coloro che considerano inutili (e quindi inutilmente dannosi) i vaccini anti-covid, e di conseguenza inaccettabile la loro obbligatorietà. Smettiàmola di accomunarli ai “no-vax” nell’intento di supportare quell’incongruo giudizio. Antiscientifici, e quindi legittimamente accomunabili con i “no-vax”, sono proprio coloro che hanno sviluppato e propagandato i vaccini anti-covid.
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