Mentre 51 milioni di Italiani sono oggi chiamati a votare con una matita e una scheda elettorale, non posso fare a meno di pensare a Ilya Somin, professore della Mason University di Fairfax (Virginia, USA), autore di “Democracy and Political Ignorance: Why Smaller Government Is Smarter” (tradotto in italiano col titolo approssimativo di “Democrazia e ignoranza politica. Perché uno Stato più snello sbaglia di meno”) e di “Free to Move: Foot Voting, Migration, and Political Freedom”. Mi è tornata infatti in mente la frase “foot voting”, che non si traduce con “votare con i piedi” (quello lo fa la maggioranza di chi vota con matita e schede elettorale!), ma con “votare con le gambe”, nel senso di abbandonare un Paese che non corrisponde più ai propri valori etici e politici (e, in senso più ampio, nel senso di dare la propria approvazione o disapprovazione con azioni concrete) e di andare in cerca di un Paese più consono ai propri principi. Purtroppo questa modalità di voto non è così semplice come quella con matita e scheda elettorale, anche se in compenso non sarebbe nemmeno così inefficace e truffaldina. Potrebbe però rivelarsi l’unica possibilità di voto reale per chi non sopporta di essere preso in giro.
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