Di norma la pubblicità ha lo scopo di accalappiare coloro che hanno abbastanza mezzi per trasformarsi in consumatori del prodotto reclamizzato, non viene sprecata per altri. Dato che da qualche anno un po’ tutti gli spot pubblicitari includono persone di colore, dovrei dedurne che gli immigrati africani hanno fatto abbastanza fortuna in Italia da costituire un ghiotto mercato non solo per chi vende pane (che di pubblicità non ne fa tanta), ma anche per i mercanti di “inutilia”, cioè per i fornitori di ciò che affascina chi ha la pancia piena. O ci sono forse altre spiegazioni?
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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