Quasi tutti ormai sono familiari con l’apologo della rana bollita. Un esempio poco citato potrebbe essere quello della raccolta dei rifiuti. All’inizio, alla cittadinanza veniva chiesto di contribuire con le tasse al pagamento di un servizio che comprendeva la pulizia capillare delle strade e l’asporto dei rifiuti sic et simpliciter dalle abitazioni. In un secondo tempo, pur lasciando inalterate le tasse o avendole addirittura aumentate, l’asportazione dei rifiuti domestici è stata mantenuta, ma la pulizia delle strade è stata limitata a pochi saltuari interventi. Un ulteriore passo è stato quello di obbligare la cittadinanza a separare i rifiuti senza riconoscere alcun compenso nè alcuna riduzione di tasse, e anzi continuando ad aumentarle. Più avanti ancora sono state introdotte sanzioni per quei cittadini che, anche senza volerlo, sbagliavano a differenziare i rifiuti. E ora è stato introdotto anche l’obbligo di pagare a peso la frazione “indifferenziata” di rifiuti, cioè quella che non ricade nelle categorie “carta”, “vetro”, “plastica”, “metalli” o “compostabile”. Se queste misure fossero state imposte tutte insieme tutte in una volta, la popolazione avrebbe probabilmente reagito seppellendo i pubblici amministratori sotto una montagna di rifiuti o immergendoli nella frazione compostabile. Dato che sono state invece introdotte una alla volta, la popolazione non si è accorta che sta pagando due volte per un servizio che è stato ridotto ai minimi termini, permettendo alle pubbliche amministrazioni anche di lucrare, e alla grande, sul commercio dei rifiuti.
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