Nel 1965, per il cinquantenario dell’inizio della Grande
Guerra, l’Associazione del Nastro Azzurro di Como, che riuniva i reduci, invitò
alcuni studenti delle scuole superiori della provincia a un pellegrinaggio nei
luoghi delle principali battaglie. Io ero tra quegli studenti. Un giorno ci
portarono davanti ad una anonima collinetta e ci spiegarono che era stata un
importante punto strategico per la cui conquista un alto ufficiale di cui non
ricordo il nome aveva ordinato, ondata su ondata, il sacrificio di oltre un
migliaio di soldati. Io, che fino a quel momento ero stato un convinto
militarista, sentii come un pugno allo stomaco e un senso di nausea che passò
solo quando fu sostituito da un’ira sorda. Avrei voluto che quell’ufficiale
fosse ancora vivo per poterlo avere nelle mie mani e strozzarlo senza pietà.
Oggi vedo un despota che, in maglietta verde militare anche se non si sa se
abbia mai fatto il soldato, da sette mesi accetta e provoca immani distruzioni
nel suo Paese e manda al macello migliaia di quei giovani di cui dovrebbe
essere come un padre, e tutto questo per lo sfizio di continuare a dettar legge
e riscuotere le imposte in un territorio che, vasto e ricco quanto si vuole,
non vale una singola vita umana.
La questione per me infatti non è chi sia l'aggressore e chi sia
l'aggredito, né quali siano i motivi del contendere. La questione è
quante vite umane valga un pezzo di terra. Nausea e ira sono le stesse che provai quel
lontano giorno di cinquantasette anni fa.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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