Sono i momenti difficili che fanno emergere i problemi e le contraddizioni di un sistema ma, assillata proprio da quelle difficoltà, la gente non riesce quasi mai ad approfittare di quelle rivelazioni. È il caso dell’attuale momento di crisi energetica, con il prezzo dell’energia elettrica trascinato all’aumento in conseguenza degli aumenti più o meno giustificati del gas. È certamente vero che nella rete di distribuzione confluisce energia elettrica prodotta da varie sorgenti, e quindi il singolo utente non può sapere e tanto meno decidere da quale sorgente provengano gli elettroni che viaggiano tra fase e neutro nei conduttori che alimentano i suoi punti luce e i suoi elettrodomestici. Tanto per fare un esempio, molti italiani contrari all’energia nucleare probabilmente hanno inconsapevolmente usato energia elettrica proveniente direttamente o indirettamente dalle centrali nucleari francesi. Da quando è iniziata l’attuale crisi è probabile che le esportazioni di energia elettrica attraverso i confini nazionali siano finite o stiano finendo, ma rimangono gli scambi all’interno di questi confini, ed è per questo che i fornitori possono nascondersi dietro aumenti che riguardano solo alcune fonti per imporre a tutta la clientela aumenti generalizzati. Ora potremmo anche essere d’accordo che l’appartenenza ad una “nazione” comporti l’accettazione di un principio di solidarietà, ma a questo punto è anche lecito chiedersi quali debbano essere le dimensioni di una nazione e che senso abbia appartenere a una data nazione e non ad un’altra. Parlando più chiaramente, un abitante del Trentino, che utilizza prevalenemente energia idroelettrica, può chiedersi per quale motivo deve pagare la sua energia elettrica più del normale solo perché deve contribuire al costo dell’energia elettrica prodotta bruciando metano o petrolio al Centro-Sud dell’Italia. Questo abitante del Trentino potrebbe sentirsi più volentieri solidale con gli abitanti di altre zone del Nord Italia o addirittura dell’Austria o della Svizzera, e se proprio deve essere solidale con altri potrebbe chiedersi perché deve esserlo con il Centro-Sud dell’Italia e non allora anche con la Tunisia o la Grecia. E sono appunto questi i problemi e le contraddizioni che vengono portati a galla dall’attuale crisi energetica. “Nazioni” più piccole e più omogenee obbligherebbero ciascuna di esse ad affrontare i propri problemi senza aspettarsi soluzioni dall’esterno, ma cercando di risolverli utilizzando con la massima efficienza le proprie risorse. Nel caso specifico, se nell’arco alpino sono disponibili in abbondanza l’energia idroelettrica e quella eolica, nel Centro-Sud sono disponibili in abbondanza l’energia solare, quella eolica e quella marina. Finché però “ci pensa qualcun altro perché siamo una nazione”, l’intera nazione continuerà ad essere alla mercè di altre “nazioni”.
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