Parecchi anni fa ebbi occasione di assistere come medico ad alcuni incontri di pugilato e venni quindi brevemente in contatto con quello “sport” chiamato anche “arte nobile”. Andrebbe chiarito che la sua “nobiltà” deriva soltanto dal fatto che, quando ne vennero fissate le regole nel 1867, solo ai nobili era concesso battersi. In realtà infatti non c’è nulla di nobile nello scambiarsi pugni, anche se lo si fa “secondo le regole”.  Ma non è di quelli che si picchiano coi guantoni che voglio parlare. Mi pare invece più importante parlare di quelli che “si picchiano” con fucili, bombe, cannoni, missili e altra robetta del genere, e che hanno qualcosa in comune coi pugili: l’aspettativa che ci si picchi “secondo le regole”. Il fatto è che sul ring i pugili sono solo due, sono certamente antagonisti ma non necessariamente arrabbiati l’uno contro l’altro, e c’è anche un arbitro (e, appunto, anche un medico). Di conseguenza le regole possono essere fatte rispettare e quindi hanno un senso. Quelli che invece si picchiano con fucili, bombe, etc. sono decine o centinaia di migliaia, sono arrabbiati gli uni contro gli altri, e sono anzi talmente arrabbiati che potrebbero usare le loro armi anche contro chi volesse immischiarsi nella contesa anche solo illudendosi di esserne “arbitro”. Ora, ufficialmente si dice che anche questi scalmanati hanno delle regole da rispettare, e fin qui va bene. Ognuno può dire quello che vuole. Però oltre a dire simili facezie, ci si aspetta anche che le regole le rispettino davvero! E questo farebbe ridere a crepapelle, se l’argomento non fosse più che serio, anzi tragico, anzi lugubre. Per quanto possa essere incredibile, ci sono in giro educande travestite da politici, filosofi, giornalisti, opinionisti, etc. che credono che gli eserciti belligeranti non facciano altro che impegnarsi in una leggiadra danza rituale come due pesi mosca con guantoni e paradenti sul ring sotto lo sguardo severo dell’arbitro. E queste educande gridano allo scandalo quando credono di aver visto commettere un “crimine di guerra”!  Ma, stelline mie, è la guerra che è un crimine, e voi disquisite di “crimini di guerra” perché l’esercito della parte che non vi piace non ha rispettato le regole, quando la prima e unica regola è “Non far del male al prossimo” e, quindi, “Non fare la guerra”. Belin! Ma siete proprio rincoglioniti!

 

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