Pietro Ichino, “giurista, giornalista, politico, sindacalista e accademico”, e chi più ne ha più ne metta, dice che “quasi ogni classe ha almeno un professore che per incapacità o negligenza non svolge in modo appropriato il proprio servizio” e aggiunge che “potenziare la scuola significa, certo, investire di più sull’edilizia e le attrezzature scolastiche; ma significa soprattutto investire sul miglioramento della qualità dell’insegnamento, cioè sulla capacità e l’impegno degli insegnanti. Questo implica non solo una formazione migliore di questi ultimi, ma anche inviarli a insegnare dove occorre e non dove fa comodo a loro”. Non contento, prosegue dicendo che bisogna occuparsi dei poveri e che “se lo si vuol fare bene, bisogna principalmente far funzionare i cosiddetti ascensori sociali, cioè gli strumenti che consentono alle persone meno dotate di ‘salire’, di migliorare la propria condizione socio-economica. Il primo e più efficace ascensore sociale è la scuola”. 

Vediamo un po’... Inviare gli insegnanti dove occorre e non dove fa comodo a loro vorrebbe dire in sostanza militarizzare la scuola. Se ne può parlare (magari anche a proposito della sanità), ma ho l’impressione che non sia quello che Ichino intendeva, forse perché non capisce quello che lui stesso scrive o non ne comprende le implicazioni. In ogni caso chi immagina che la scuola possa funzionare come ascensore sociale fornendo istruzione ai meno dotati potrebbe allora anche immaginare che sia possibile far salire di livello gli insegnanti meno dotati di voglia o capacità di insegnare. Come? Col sistema più semplice e normale di questo mondo: motivandoli. Questo vuol dire pagarli il dovuto e non scassar loro i santissimi con impegni cretini che con l'insegnamento non c'entrano nulla.

Commenti

Post popolari in questo blog