Il
ravvedimento operoso. Se voi scriveste un libro in cui accusate un tale
di comportamenti poco chiari in sanità, quando diventate assessore alla
sanità della vostra regione gli affidereste la direzione di uno dei
vostri più importanti ospedali? Voi forse no, ma Alessio D’Amato,
attuale assessore alla Sanità della Regione Lazio, sì. Nel 2005 aveva
pubblicato insieme al giornalista Dario Petti un libro-inchiesta, “Lady
Asl. La casta della Sanità. Fatti e Misfatti”, in cui denunciava
“un sistema fatto di tangenti, accreditamenti presso la Sanità laziale
di strutture ‘fantasma’, falsi mandati di pagamento, emissioni di
fatture per prestazioni mai erogate e sparizione di fascicoli”. Oltre a
quello cui era dedicato il titolo, vi comparivano altri personaggi più o
meno noti, uno dei quali nel 2019 diventa direttore sanitario e nel
2022, per “meriti covid”, direttore generale di uno dei più importanti
ospedali romani, con appunto la benedizione dell’assessore. Something is
rotten in the state of Italmark.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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