Un’infermiera trevigiana pubblica su Instagram “videolezioni” si educazione sessuale “un po’ spinte”, e l’ULSS2 prende “provvedimenti dopo aver ricevuto diverse segnalazioni dai follower dell'operatrice sanitaria che non è né psicologa né tantomeno sessuologa". Dunque: 1) se fosse stata psicologa o sessuologa, l'Ulss2 non avrebbe avuto niente da ridire su quella che definisce un'iniziativa personale; 2) l'Ulss2 o quanto meno i media sono convinti che esiste ufficialmente la professione di "sessuologa". Povera Italia! Ma non sarebbe meglio se i censori della sanità pubblica si occupassero di cose serie, che ce ne sono in abbondanza?
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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