Un’infermiera trevigiana pubblica su Instagram “videolezioni” si educazione sessuale “un po’ spinte”, e l’ULSS2 prende “provvedimenti dopo aver ricevuto diverse segnalazioni dai follower dell'operatrice sanitaria che non è né psicologa né tantomeno sessuologa". Dunque: 1) se fosse stata psicologa o sessuologa, l'Ulss2 non avrebbe avuto niente da ridire su quella che definisce un'iniziativa personale; 2) l'Ulss2 o quanto meno i media sono convinti che esiste ufficialmente la professione di "sessuologa". Povera Italia! Ma non sarebbe meglio se i censori della sanità pubblica si occupassero di cose serie, che ce ne sono in abbondanza?

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