Stiamo forse riuscendo a vincere, con grande fatica, la
battaglia contro le assurdità e le invenzioni della narrazione ufficiale della
pandemia, ed ecco che spuntano voci “alternative” a rovinare tutto inventandosi
a loro volta fanfaluche prive di logica e riscontri.
Le fanfaronate da piazzisti del farmaco sull’efficacia e
sicurezza dei vaccini a vettore virale o a RNA messaggero erano tali proprio
perché, senza fornire prove sperimentali, contraddicevano assiomi da sempre
accettati in medicina, come il fatto che l’immunità conferita dalla malattia
naturale è maggiore, più duratura e più facile a estendersi ad eventuali
mutazioni, rispetto a quella conferita dal relativo vaccino (che per di più,
nel caso in questione, induce una risposta immunitaria contro una singola
proteina virale e nemmeno lo fa presentando quella proteina già sintetizzata in
laboratorio alle nostre cellule immunocompetenti, ma rendendo immunogene alcune
cellule del nostro organismo, comprese quelle dell’endotelio vasale). Eravamo
insomma alla sfacciataggine più completa.
Ma cosa fanno adesso i medici “alternativi”, quelli che si
presentano come fustigatori del malcostume “mainstream” e difensori del metodo
scientifico? Ne ho sentito alcuni affermare che “i vaccinati sono più
contagiosi dei non vaccinati”. È dunque così che vorrebbero contrastare una
castroneria? Con un’altra castroneria? Non basta dire che il prof. Tal dei Tali
ha pubblicato dati che lo dimostrano. Con un po’ di pazienza trovo anch’io chi
mi pubblica che il virus dell’influenza provoca le emorroidi. I risultati degli
“esperimenti”, soprattutto poi di quelli che contraddicono le conoscenze
acquisite o la logica o affermano fatti improbabili, devono essere replicati da
parecchi altri ricercatori prima di essere accettati come oro colato. La
“scienza” è questa, gioie mie. Tra l’altro lo stesso vale per gli “illustri”
scienziati che, analizzando i vaccini nel laboratorio installato nel loro
sottoscala, hanno trovato grafene, metalli pesanti e addirittura microchips,
come se fosse necessario accusare i vaccini a vettore virale o mRNA di
contenere schifezze, quando a tal fine è sufficiente dire che contengono
vettori virali o mRNA. Viene quasi il dubbio che questi “scienziati” siano al
soldo delle industrie farmaceutiche per sviare, con le loro assurdità, la
nostra attenzione dai difetti veri dei “vaccini”.
Tornando all’affermazione che “i vaccinati sono più
contagiosi dei non vaccinati”, non c’è alcun motivo per cui debba essere così.
I vaccini in uso non contengono (purtroppo) il virus, e nemmeno contengono un
“magnete” che attira il virus prelevandolo chissà da dove. Come fa un vaccinato
a essere più contagioso di un non vaccinato? Tutt’al più (se, come sostengo
anch’io, il vaccino non conferisce alcuna protezione utile) i vaccinati possono
infettarsi esattamente come i non vaccinati e quindi diventare contagiosi
esattamente quanto i non vaccinati. Perché “di più”? Insomma, quell’opinione
pubblica che, delusa dai sacerdoti, si era affidata agli “scienziati” comincia
adesso a dubitare anche della “scienza” e ha quindi bisogno di altre verità e
altri guru cui affidarsi, ma, per quanto caritatevole, non mi sembra onesto che
certi novelli Bonifacio e novelli Di Bella si facciano carico di consolarla con
stregonerie.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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