A proposito di “fascismo”... Io sono nato tre anni dopo la caduta definitiva del regime e non ne ho quindi avuto esperienza diretta. Però ho avuto la mia istruzione scolastica da insegnanti che avevano vissuto sotto quel regime, e non ricordo che ne abbiano parlato con insistenza. Anzi, pur ammettendo che i miei ricordi delle elementari sono ormai quasi del tutto svaniti (mi si presenta alla mente solo qualche immagine della tragedia di Marcinelle che non c'entra nulla), per quanto riguarda le medie ed il liceo ne ho solo uno relativo al fascismo, di un giorno di aprile, forse del ’65, in cui noi liceali fummo portati in una sala cinematrografica per assistere alla proiezione di un film sulla lotta partigiana. Cosa voglio dire? Che nonostante ci fossero ancora ferite aperte e fosse ancora viva gente che aveva vissuto sotto quel regime e aveva dovuto subire i lutti e le privazioni della guerra in cui quel regime aveva precipitato l’Italia, non si sentiva parlare di fascismo quanto se ne è poi sentito parlare dagli anni ’70 in poi e soprattutto quanto se ne sente parlare oggi da politici, giornalisti, commentatori e mocciosetti che del fascismo conoscono solo il nome. L’eventualità di un ritorno di quel regime non era poi così remota negli anni ’50 e ’60, quando erano ancora molti quelli che si erano compromessi col fascismo e non avevano digerito la sconfitta. Eppure non si parlava di “pericolo fascista”. Addirittura, nonostante il divieto costituzionale di rifondazione del partito, era stata permessa la formazione di un movimento, il Movimento Sociale Italiano, che con tutta evidenza ricalcava la retorica e gli obiettivi del fascismo. E in fondo quel permesso non era stato del tutto sciocco, dato che la polvere di casa la si può anche scopare sotto il tappeto perché nessuno la veda, ma la polvere da sparo è meglio che rimanga ben visibile. Oggi che invece il fascismo, quello vero, è stato oggetto di damnatio memoriae e nessuno ormai sa più di che cosa si tratta, lo spettro del “pericolo fascista” viene periodicamente resuscitato per zittire gli avversari e sviare l’attenzione dalla vacuità, se non addirittura dalla tossicità, del pensiero e degli obiettivi di una classe politica incompetente e famelica.

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