Non ho mai nutrito alcuna simpatia per il sindaco di Milano Giuseppe Sala, ma non riesco a biasimare completamente il suo provvedimento sulle “zone” della città chiuse al traffico dei mezzi inquinanti.
Così com’è stato predisposto non va certo bene, dato che obiettivamente discrimina e danneggia chi non può permettersi un autoveicolo nuovo. Però questa discriminazione va ridimensionata rispetto a quanto mostrato dai media. Pochi di coloro che pretendono di andare in centro città con l’auto privata vi sono effettivamente obbligati. La maggior parte può benissimo utilizzare il trasporto pubblico, che a Milano è particolarmente efficiente (e, quando non lo è, la colpa è spesso degli ingorghi provocati dal traffico privato). Per quanto riguarda poi gli artigiani e i commercianti che non possono trasportare attrezzi e merci col tram o la metropolitana e devono arrivare in centro con i loro furgoni, alcuni di loro hanno davvero difficoltà finanziarie, ma la maggior parte probabilmente piange miseria senza motivo, magari dopo aver comprato un SUV elettrico da usare solo nei week-end per portare la famiglia in montagna.
Comunque il difetto del provvedimento di Sala è proprio qui, nel voler trattare tutti allo stesso modo, facendo, come diceva don Milani, “parti uguali fra disuguali”. Ci sono categorie che “devono” poter entrare in centro città con i loro automezzi, e altre che possono tranquillamente usare i mezzi pubblici. Tra i primi non ci possono essere solo le autoambulanze e i mezzi di soccorso, ma è necessario perdere un po’ di tempo a individuare con precisione tutte le figure da abilitare all’ingresso. Fatto questo però non va dimenticato che una città di oltre un milione di abitanti (ma basterebbero anche centomila abitanti o meno) non può sopportare un traffico “ad libitum” (e non potrebbe nemmeno quando tutto il traffico fosse reso non inquinante). Tra l’altro, il Comune di Milano non è il Comune di Morterone, che può essere raggiunto solo con mezzi privati, è troppo piccolo per potersi permettere un sistema di trasporto pubblico, e oltre a tutto è benedetto dai suoi mille metri di quota battuti da venti alpini. Milano è una metropoli al centro di una rete di trasporti tra le più sviluppate in Europa, ha un sistema di trasporto pubblico capillare rallentato solo dalla presenza di un eccessivo traffico di mezzi privati, e si trova sul fondo di una “tazza” in cui ristagnano miasmi di vario tipo e origine.
Forse sarebbe stato necessario un diverso provvedimento, che avesse vietato l’ingresso e la circolazione nel centro della città non ai veicoli “inquinanti”, ma a tutti i veicoli condotti da persone che possono arrivare sul luogo di lavoro con i mezzi pubblici.

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