Io credo che i problemi sociali, politici ed economici della nostra epoca siano in gran parte attribuibili all’automazione, cioè al trasferimento di molte incombenze lavorative dagli esseri umani alle macchine. Se di pari passo con lo sviluppo dell’automazione si fosse avuta una diminuzione della popolazione, non ci sarebbero stati i problemi che invece si sono creati con il crescente esubero della forza lavoro. Purtroppo invece c’è stata e continua ad esserci una inarrestabile crescita della popolazione, con un conseguente aumento esponenziale del numero degli individui superflui della specie.
Per molti di loro sono state inventate occupazioni altrettanto superflue, sostenute dalla creazione di bisogni artificiali che, con un meccanismo di retroazione positiva, giustificano quelle occupazioni e ne creano addirittura altre. Il problema è che tutto questo porta ad un consumo che sarebbe stato altrimenti immotivato delle risorse limitate del Pianeta.
Nelle società “avanzate” poi lo squilibrio fra posti di lavoro e popolazione è stato in parte mascherato ritardando l’inserimento dei giovani individui nel mondo del lavoro attraverso un progressivo prolungamento dell’obbligo scolastico. Ufficialmente tale prolungamento viene presentato come un progresso di civiltà e come una necessità dettata dalla crescente complessità tecnologica, ma è del tutto evidente che si tratta di un’esagerazione e che per arrivare ai dieci o tredici anni di scolarizzazione obbligatoria è stato necessario non solo introdurre nuovi e non sempre indispensabili contenuti, ma anche diluirne l’apprendimento in modo estenuante. Inoltre, per evitare che l’abbandono scolastico da parte degli individui dotati di maggior senso critico vanificasse questa strategia, sono stati abbassati drasticamente i livelli di competenza necessari per la prosecuzione del percorso di studi. Il risultato è che una gran massa di individui della specie che prima avrebbe trovato la propria realizzazione in attività manuali oggi si trova catapultata nel settore terziario, illusa e disorientata. Le capacità intellettive e le doti culturali di questi individui sono mantenute a bassi livelli dal sistema scolastico sopra descritto, ma sono sovrastimate sia dagli interessati che dalla società stessa, e lo si nota dato che vanno facilmente in corto circuito generando sempre gli stessi pochi concetti espressi dagli stessi pochi vocaboli ripetuti all’infinito. Oltre a problemi sociali ed economici, questi individui allucinati creano anche problemi politici perché non si limitano a esprimere pareri disinformati e sconclusionati in cabina elettorale ma, forti della legittimazione loro conferita dalla “scolarizzazione”, impongono quei loro pareri come verità assolute e incontrovertibili in ogni ambito di discussione, impedendo quindi il dibattito e la crescita civile della società.
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