In principio ci fu il baratto. Poi, per evitare di portare in giro beni ingombranti, venne introdotto il gettone che rappresentava il bene e, per evitare truffe, lo si fece di materiale raro e prezioso: era nata la moneta. Più avanti ancora i furbacchioni inventarono la "cartamoneta": pezzi di carta su cui c'era scritto che, presentandoli a una banca, si sarebbe ottenuto il controvalore in metalli preziosi (oro o argento). Gente ancora più furba decise che quello scambio si sarebbe potuto fare solo tra banche centrali degli Stati, uno solo dei quali garantiva che quanto scritto sul pezzo di carta corrispondeva veramente all'oro depositato. E poi venne Riccardo, il figlio di Nic, che nel 1971 pose fine alla convertibilità cartamoneta-oro. Da allora i truffatori si sono scatenati a giocare a Monopoli con le tipografie di Stato che stampavano i pezzi di carta. Fine della storia? Siamo arrivati al fondo? No. L'inesauribile fantasia predatoria dei ladri in doppiopetto si è superata e ha inventato il "denaro elettronico", creando la possibilità di scardinare o azzerare in qualsiasi momento ogni corrispondenza fra l'ultima incarnazione del "gettone" e il bene che dovrebbe rappresentare.

 

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