L'attuale crisi energetica induce ad una riflessione. L'elettricità che giunge con un certo costo alle utenze piemontesi non è "mescolata" con quella prodotta con un altro costo in Paraguay, però è "mescolata" con quella prodotta con i relativi diversi costi in altre parti d'Italia. Questo può rappresentare un vantaggio o uno svantaggio a seconda dei casi per le utenze piemontesi o per quelle di un'altra data parte d'Italia. Se però ciascuna Regione o addirittura ciascuna Provincia consumasse unicamente l'elettricità prodotta localmente, i prezzi al consumo varierebbero tra una regione e l'altra o tra una provincia e l'altra, col risultato di una responsabilizzazione POLITICA degli elettori di ogni regione o provincia, che premierebbero quegli amministratori che dimostrassero di saper risolvere nel modo migliore il problema energetico con le risorse locali, senza affidarsi alla fortuna e all'intraprendenza di altri amministratori. Se Italia e Paraguay possono vivere senza scambiarsi energia elettrica per far pagare lo stesso prezzo ai loro cittadini, perché il Piemonte deve scambiare energia elettrica con altre regioni d'Italia ad un prezzo uguale per tutti, sia che quell'energia sia stata prodotta da centrali idroelettriche, sia che sia stata prodotta bruciando gas o petrolio? Ma il discorso va oltre, perché si tratta di una questione di principio, il principio della responsabilizzazione POLITICA di elettori ed eletti, senza la quale ci si adagia su una uniformità economica apparente nel breve termine che nasconde il persistere di difformità economiche concrete estremamente pericolose nel medio e lungo termine.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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