“When will they ever learn?”. La domanda nel testo di una canzone di protesta degli anni '60 contro la guerra può essere rispolverata a proposito di qualcosa di ancor più esecrabile delle guerre, dato che delle guerre è la causa principale se non l'unica: l'avidità che spinge a voler arraffare più del necessario per vivere. Sì, lo so, è anche a questa avidità che dobbiamo in parte il “progresso”, ma non possiamo lasciarla libera di esprimersi senza vincoli e regole.

Quell'avidità è una droga che genera dipendenza e assuefazione, portando a una spirale distruttiva non solo per chi ne è affetto, ma anche per la società nel suo complesso. L'avevano già capito i legislatori della Roma repubblicana che avevano promulgato le “leggi suntuarie”, cioè quel complesso di norme che vietavano il lusso. Purtroppo quelle leggi hanno sempre avuto vita breve perché contrastano col bambino stupido e irresponsabile che rimane nella maggior parte degli adulti fino alla morte. Se però fosse fissato per tutti un limite alla ricchezza utilizzabile e accumulabile sparirebbe come d’incanto la quasi totalità dei delitti e delle guerre, e l’economia inizierebbe a girare in modo più efficiente, senza incastrarsi periodicamente in ingranaggi dissestati da iniziative truffaldine e cervellotiche di idioti che sbavano dietro artificiali guadagni. 

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