Non so se sia colpa di un giornalismo ormai diventato spazzatura o di un giornalismo talmente asservito alle veline di regime da far sembrare esempio illustre di libertà e indipendenza quello del periodo fra le due guerre mondiali... So solo che non ce la faccio più a sopportare i servizi grondanti pietismo e buonismo che esplodono durante la stagione natalizia, ma che poi in realtà vengono propinati anche tutto il resto dell’anno dai media e in particolare dalla televisione.

Alimentare un insano voyeurismo irrispettoso della privacy di povera gente chiamata a esporre al grande pubblico la propria miseria è quanto di più mostruoso e intollerabile ci possa essere. Sappiamo già che il destino non è generoso con tutti e la piccola fiammiferaia della fiaba di Hans Christian Andersen è più che sufficiente a trasmettere il messaggio. Se mai, basterebbe piantarla di demonizzare le favole e tornare a raccontarle e a farle studiare a scuola per sostenere una coscienza sociale. Chi non impara la lezione in quel modo non l’impara certo nemmeno venendo edotto e informato delle traversie dei disperati che arrivano alla notorietà perché selezionati dai direttori di telegiornale o dagli autori di talk-shows.

Il sospetto è che, puntando i riflettori su casi singoli, si voglia in qualche modo subliminarmente rassicurare il pubblico degli elettori che privazioni, povertà, miseria, e disgrazie siano appunto “casi singoli”, fenomeni da baraccone da contare sulle dita di una mano, eccezioni che confermano la “regola” di una società che vorrebbe essere opulenta, e non invece una realtà che, senza arrivare alla visibilità mediatica, è tanto diffusa quanto nascosta, mantenuta fuori dai  nostri orizzonti dal pudore di chi in silenzio ne soffre.

Commenti

Post popolari in questo blog