La posizione eccessivamente benevola assunta dalla magistratura nei confronti dei decreti governativi per la gestione della pandemia fa riemergere il problema mai risolto della competenza specifica dei magistrati.

Partiamo da un esempio al limite. Qual’è il miglior giudice? Uno che conosce le leggi a menadito ma non è capace di ragionamenti logici, oppure uno che non sa nulla di leggi, ma ragiona secondo i cànoni della logica? Per rispondere, ricordiamo che al giudice si chiede di decidere se un dato comportamento è coerente o meno con le leggi vigenti e, mentre le leggi sono lì da vedere, scritte nei codici, la decisione del giudice è sua personale ma, una volta espressa, indiscutibile (certo, si può ricorrere in appello, ma anche in appello si ripropone lo stesso problema). Dovrebbe essere evidente che la conoscenza delle leggi non serve a nulla, se poi il giudice è incapace di verificare la coerenza del comportamento in esame con quelle leggi, mentre un giudice capace di ragionare secondo logica ma che non conosce le leggi ha solo bisogno che gli avvocati gli citino le leggi che ritengono essere state violate e che il giudice può verificare consultando i codici.

Ora, come accennato più sopra, il problema della nostra magistratura è appunto che la selezione dei magistrati avviene sulla base della conoscenza che i candidati hanno delle leggi e della giurisprudenza, in altre parole della loro memoria e, segnatamente, della loro memoria acritica. Poca o nessuna importanza viene data al possesso di solide capacità di ragionare secondo logica, forse anche perché gli stessi esaminatori sono stati ammessi in magistratura sulla base dei medesimi criteri. Purtroppo finché non ci renderemo conto di questo problema e continueremo a permettere che la magistratura rimanga un corpo che si autoriproduce, avulso dal contesto della società democratica, privo di qualsiasi controllo esterno, sia nella fase di selezione dei suoi membri che nella fase di valutazione del loro operato, continueremo ad avere dalla magistratura molti pronunciamenti assurdi. Anche volendo ignorare il dubbio del tutto legittimo che gran parte della magistratura, e in particolare di quelli che hanno superato il triage per giungere ai vertici, sia colpevole di genuflessione al potere o addirittura di collusione col potere, rimane comunque il problema irrisolto e gravissimo della competenza specifica dei magistrati, cioè della loro idoneità a esprimere giudizi logici. 

Commenti

Post popolari in questo blog