È da prima della cosiddetta “emergenza covid” che ne sono convinto, e il comportamento della nostra specie in questo frangente non ha fatto altro che dimostrarlo. L’evoluzione di Homo sapiens dura da circa due-trecentomila anni, al cui confronto i mille anni o poco più trascorsi dal nostro Medio Evo ad oggi sono troppo pochi per aver potuto apportare mutazioni in senso migliorativo di un seppur minimo rilievo alle capacità intellettive della specie. I progressi tecnologici che si sono avuti sono imputabili solo alle casuali capacità di individui le cui mutazioni cerebrali non hanno ancora avuto il tempo di imporsi per selezione naturale all’intera specie, e forse mai riusciranno a imporsi, a causa dell’affermarsi di meccanismi politici che premiano caratteristiche opposte.
Di conseguenza, ridere dell’ingenuità e della stupidità dei nostri antenati medioevali è decisamente patetico. La fede fanciullesca di quella gente è la stessa esibita dalla quasi totalità dei nostri contemporanei. Noi ci vantiamo di non credere più nelle superstizioni e ci vantiamo di credere nella scienza. Ma ignoriamo che quelle che noi definiamo superstizioni medioevali erano considerate “scienza” nel Medio Evo. Non si tratta di quello in cui si crede, ma dell’atteggiamento fideistico di chi ciecamente “beve” tutto quello che proviene da quella che è considerata “autorità”. E questo atteggiamento non è cambiato minimamente. Siamo ancora gli scimmioni che eravamo trecentomila anni fa, le “scimmie nude” di cui parla lo zoologo ed etologo inglese Desmond Morris nel suo saggio “The Naked Ape” del 1967.
Il progresso civile di cui pure ci vantiamo è poi solo un’illusione, oltre a tutto autoreferenziale. La specie umana non è improvvisamente cambiata da quando fino a pochi decenni fa riteneva normali i governi dittatoriali, le guerre tra le nazioni, la pena di morte, lo sfruttamento dei propri simili, la superiorità dei maschi sulle femmine, etc. E non dimentichiamo che i dogmi cui la nostra specie crede non sono gli stessi dappertutto, e che la “civiltà” di cui andiamo fieri è una sovrastruttura culturale in senso sociologico, un semplice adeguamento della massa al “credo” del momento, suggerito e inculcato dai media. La massa che è stata manovrata a credere in un sistema politico totalitario in un dato momento storico ed è stata poi manovrata a credere in un sistema politico democratico qualche anno dopo è perfettamente suscettibile di essere manovrata prima o poi di nuovo verso un sistema politico totalitario di nome uguale o diverso. E in ogni caso teniamo presente che questo, che è l’istinto primordiale di branco della nostra specie, ci rende succubi dell’autorità e ci fa cercare continuamente un capo, un condottiero che compatti il branco e lo guidi senza tentennamenti, fornendo certezze là dove in realtà non ce ne sono.
Chi pensa di non rientrare nella “massa”, ammesso e non concesso che non sia solo vittima di un’illusione, è un “mutante” con una probabilità su parecchi milioni di diventare un capobranco, al di là della quale rimane un emarginato destinato a estinguersi.
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