Lo ha annunciato il presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “E' un grande successo italiano, una data storica perché l'Ue ha dato l'ok ad un progetto che vede coinvolto uno Stato membro con uno Stato terzo”.
Certi toni declamatori e trionfalistici ricordano un po' troppo, per i miei gusti, quelli in uso novant'anni fa, e dicendo questo non alludo affatto alla collocazione del nostro attuale governo "a destra". Le polemiche tra fascisti e antifascisti non mi interessano minimamente e, oltre a tutto, questi toni erano usati anche dai precedenti governi, che si definivano "di sinistra", facendo quindi pensare che non si tratti di un difetto di questa o quella parte politica, ma del difetto di un popolo che dai tempi di Nerone a oggi non ha masi smesso di infiammarsi seduto negli stadi.
C'è poi nel caso particolare di questo elettrodotto qualche dubbio specifico. Non credo che saremo noi a fornire energia elettrica alla Tunisia (o addirittura, come viene detto, all'Africa!). Pare più probabile che intendiamo importare noi energia elettrica dalla Tunisia (o dall'Africa...). In altre parole, intendiamo renderci alla mercé di Paesi di non specchiata stabilità politica, sempre in bilico tra democrazia, teocrazia e totalitarismo. Ma, oltre a tutto, questa energia come verrà prodotta? Bruciando petrolio sul posto, per evitare di doverlo portare in Europa? Finché ce n'è, viva il re. D'altra parte se qualcuno pensa al fotovoltaico o all'eolico "perché laggiù c'è tanto sole e tanto vento", non dimentichiamo che di sole e di vento ce n'è parecchio anche nel nostro Sud. Questa storia sa tanto di "non nel mio giardino". È vero che noi abbiamo Taormina e i templi di Paestum mentre loro hanno il Sahara, dove a protestare contro le pale eoliche non ci sarebbe Sgarbi, ma solo qualche scorpione o qualche vipera cornuta, ma io non riesco comunque a convincermi che questo elettrodotto sia una buona idea. A meno che qualcuno non mi regali qualche azione delle ditte che vinceranno l'appalto...
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