Alla vigilia del ventesimo anniversario dell’invasione dell’Iraq da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna, Polonia e Australia, questi ed altri Paesi di osservanza americana non si fanno problemi a condannare l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, sorvolando spensieratamente sulle ben diverse motivazioni e chiudendo gli occhi sui possibili sviluppi per esorcizzare i prevedibili rischi.
Ma è proprio su questo chiudere gli occhi che vorrei richiamare l’attenzione, soprattutto dopo la condanna di Putin per “crimini di guerra” da parte della Corte Penale Internazionale dell’Aia.
Proviamo a riflettere. Vladimir Putin non è Saddam Hussein: è a capo di un Paese che è una delle maggiori potenze mondiali, non di uno staterello medio-orientale; è a capo di un Paese membro permamente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, non di un Paese con pochi amici anche fra i suoi vicini; non sarà stato eletto col democraticissimo (?) metodo con cui viene eletto il Presidente degli Stati Uniti d’America, ma non è arrivato al potere per una congiura di palazzo. Farlo condannare dai tirapiedi della Corte dell’Aia ricorda tanto il gesto di stizza di bambini frustrati che infilzano con uno spillone l’effige del compagno sgradito. Non serve a nulla.
Però, ammettiamo per un istante che ottenga lo scopo desiderato di ottenere la deposizione di Putin. Ci siamo dimenticati di che cosa è successo dopo che George W. Bush ottenne la deposizione di Saddam Hussein, cioè dopo la deposizione di un rais di uno Stato di quaranta milioni di abitanti, inviso anche solo per motivi religiosi all’ottanta per cento dei suoi sudditi? E allora riusciamo o no a immaginare che cosa accadrebbe nell’improbabile caso che il neo-Bush che siede oggi alla Casa Bianca dovesse riuscire a far deporre Putin? E lasciamo perdere l’ipotesi più umoristica che fantapolitica di un arresto di Putin all’aeroporto di New York il giorno che dovesse decidere di partecipare ad una seduta delle Nazioni Unite...
Dovrebbe apparire evidente che chi s’è inventato l’espediente della condanna irrogata dalla Corte dell’Aia ha qualche strano retropensiero. Non credo infatti che ci tenga in modo particolare a fare la figura del pisquano il giorno che la Russia dovesse vincere. Quindi deve essere sicuro in cuor suo che la Russia perderà. Però per una sconfitta della Russia non basta che Putin venga deposto. Anche supponendo che possa avere molti nemici interni, non è credibile che, una volta caduto Putin, questi nemici interni siano per la maggior parte favorevoli a inginocchiarsi davanti a USA e Unione Europea con tante scuse a Volodymyr Zelens’kyj. Non c’è scampo: chi s’è inventato la condanna della Corte dell’Aia “sa” che la guerra andrà avanti, o meglio “vuole” che la guerra vada avanti, fino alla sconfitta militare non tanto di Putin quanto della Russia. Siamo sicuri che non esiste alcun rischio che questo degeneri in una guerra mondiale, o quanto meno in una guerra condotta sul territorio dell’Europa?
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