Potrei chiamarlo “ricatto etico”: non certo nel senso che sia etico fare un ricatto, ma nel senso che sto parlando di un ricatto che sfrutta il senso etico dei ricattati. Le fattispecie sono varie. Si va dallo sciopero della fame, al sit-in che blocca le strade, al rischiare consapevolmente la vita sapendo che c’è qualcuno obbligato a venire a salvarla. È in sostanza la prepotenza dei “deboli”, la violenza dei “nonviolenti”, la presunzione di chi si ritiene più civile e tollerante di coloro dei quali sfacciatamente sfrutta la civiltà e la tolleranza. L’idiota che si piazza con un fiore in mano davanti a un carro armato sapendo che quel carro armato sarà obbligato a fermarsi non è un coraggioso. È solo un vigliacco che sostituisce il fiore alla bomba a mano per non essere mitragliato. La violenza non consiste nel colpire qualcuno fisicamente o anche moralmente: quelli sono solo alcuni dei mezzi con cui si esplica la violenza. La violenza consiste nell’obbligare qualcuno a fare quello che non ha in animo di fare, e il mezzo con il quale ci si riesce non ha importanza: possono essere le percosse, la minaccia attuata con un’arma, la tortura, ma anche la blandizia, l’inganno, il ricatto. E quanto più la violenza è mascherata, tanto più è odiosa perché ipocrita, ammantata da un’asserita superiorità morale in realtà falsa come i soldi del Monopoli.

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