Noi umani viviamo di illusioni, e tra queste vi è quella secondo cui siamo per natura predisposti all’accoglienza, alla tolleranza e alla generosità. Quegli individui della nostra specie che esibiscono atteggiamenti e comportamenti opposti sarebbero delle eccezioni, degli esemplari “venuti male”. La realtà però è un’altra. Ad essere “venuti male”, ad essere fuori dalla norma sono proprio quelli che hanno un carattere sensibile, altruistico. L’Homo sapiens normale è quello che pensa solo al proprio tornaconto e che rinuncia ai propri “diritti” solo nell’ambito di un “contratto sociale”, che poi appena può cerca di non rispettare.
Ma c’è dell’altro. Siamo anche convinti di essere una specie intelligente, capace di pensiero critico e razionale, e che a non esserne capaci sono, ancora una volta, pochi esemplari “venuti male”. E, ancora una volta, è vero l’esatto contrario. La norma per la nostra specie è una pervasiva incapacità di ragionare, di fare concatenazioni logiche, di distinguere il rapporto di causa ed effetto dalla pura casualità, di capire il concetto di probabilità, di dubitare, di distinguere l’autorità culturale dall’autorità politica. Ad essere capaci di farlo sono solo gli esemplari “venuti male”, che la selezione naturale può avvantaggiare quando l’individuo “venuto male” è a tu per tu con la natura, ma che sono destinati a soccombere quando l’individuo “venuto male” deve confrontarsi con la moltitudine degli individui “venuti bene”. A fare da moltiplicatore della velocità di estinzione degli esemplari anomali, di quelli cioè dotati di sensibilità e razionalità, è proprio il fatto che, anziché tenere per sè la tecnologia frutto delle loro capacità, la mettono in mano anche agli esemplari normali che, non avendola sviluppata e non conoscendola, non la sanno nemmeno usare e ne abusano mettendo a rischio la sopravvivenza della specie o quantomeno proprio degli esemplari più sensibili e meno aggressivi.
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