L’attuale Costituzione del Liechtenstein prevede la possibilità di secessione mediante referendum per ognuno degli undici Gemeinden del Principato. Sarebbe davvero ironico se qualcuno dovesse chiedere ai cittadini del Liechtenstein (Paese oltre a tutto demilitarizzato) di contribuire direttamente o indirettamente all’invio di armi ad un Paese come l’Ucraina che, a furia di impedire l’autodeterminazione del Donbass, ha non poche responsabilità nello scoppio della guerra russo-ucraina. Forse in realtà nessuno finora glielo ha chiesto (speriamo...), ma una cosa è certa: dalla Costituzione del Liechtenstein dovremmo imparare anche noi, padroni gelosi del Sud Tirolo e della Sardegna. Purtroppo non sarà facile che accada, considerato che altrettanto ironico è che proprio noi italiani stiamo orgogliosamente inviando armi per contrastare l’“invasore” russo. Evidentemente ci siamo dimenticati di come è nato il nostro Stato. Vogliamo fare un ripassino di storia? Quelle che noi pudicamente chiamiamo “Guerre d’Indipendenza” furono a tutti gli effetti vere e proprie invasioni di territori di altri Stati. La prima, dal 23 marzo 1848 al 22 agosto 1849 si risolse con un nulla di fatto, ma iniziò con l’invasione del Regno Lombardo-Veneto da parte dell’esercito del Regno di Sardegna. La seconda, iniziò formalmente con un attacco dell’Impero Asburgico al Regno di Sardegna, che però fu la conseguenza di una scaltra provocazione di quest’ultimo (ricordate gli “accordi di Plombières” del 21 luglio 1858 fra Cavour e Napoleone III?), e portò all’annessione della Lombardia (“girata” dalla Francia) al Regno di Sardegna. Tra la seconda e la terza guerra di indipendenza si ebbe nel 1860 la “Spedizione dei Mille”, con l’invasione del Regno delle Due Sicilie e la conseguente annessione al Regno di Sardegna, con ciò da allora divenuto “Regno d’Italia”. La terza, combattuta fra il 20 giugno 1866 e il 12 agosto 1866, condusse, nonostante le sconfitte dell’esercito italiano ma grazie alle vittorie dei prussiani sull’Impero Asburgico, all’annessione di Mantova, del Veneto, e di parte del Friuli. E che dire della Prima Guerra Mondiale, che con cinismo alcuni libri di storia chiamano “Quarta Guerra d’Indipendenza”? Non furono certo gli Imperi Centrali a invadere l’Italia, e perfino la “Canzone del Piave” lo afferma senza alcun imbarazzo: “Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il ventiquattro maggio”. E nella canzone di arriva addirittura alla sfacciataggine: “Il Piave mormorò: ‘Non passa lo straniero’”, quando lo “straniero” che stava passando per invadere terre d’altri era proprio l’esercito italiano. E adesso, figli di cotanta Patria, puntiamo il dito accusatore e ci spremiamo le meningi per trovare insulti da indirizzare contro la Russia che ha “osato” muover guerra ad uno Stato non molto più democratico di lei allo scopo di finalmente annettere un territorio ai cui abitanti quello Stato da anni nega il diritto di decidere se cambiare bandiera.

 

 

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