Cominciano gli smarcamenti e le ammissioni degli errori commessi da chi ha gestito la pandemia. Ricordiamo però che non può essersi trattato solo di “errori”. Se ad esempio qualcuno dicesse che il sole è una pietra quadrata di colore blu, la cosa non potrebbe essere frettolosamente liquidata come “un errore”.

Per chi non volesse rileggere quello che ho scritto su Facebook da marzo 2020 e che ho raccolto nel breve saggio “2020 La stupidità al potere”, faccio un elenco dei principali “errori” che non possono essere stati commessi in buona fede.

Primo. La concentrazione di un virus che si trasmette attraverso l’aria è direttamente proporzionale alla quantità di particelle virali emesse dal portatore e inversamente proporzionale al cubo della distanza dal portatore. Questo vale in uno spazio chiuso. In uno spazio aperto, soggetto a correnti d’aria instabili e imprevedibili, non è possibile alcuna valutazione. In tutti i casi comunque si parte da una variabile, la quantità di particelle virali emesse dal portatore, non quantizzabile, e pertanto stabilire distanze minime di sicurezza è scientificamente illusorio e disonesto.

Secondo. La maggior parte dei virus, e in particolare sicuramente il SARS-CoV-2, ha dimensioni inferiori agli interstizi esistenti nella trama delle mascherine FFP2 e, a maggior ragione, delle mascherine chirurgiche. Pertanto obbligare all’uso di queste mascherine per impedire la trasmissione attiva e passiva del virus è privo di giustificazioni scientifiche ed è come pretendere di catturare le zanzare con un retino per farfalle.

Terzo. La correttezza e quindi l’affidabilità delle statistiche relative alle cause di mortalità dipendono dalla correttezza delle diagnosi inviate dai medici, sulla quale nessuno ha mai giurato nemmeno in passato, quando non c’era la concitazione di una pandemia in corso. In condizioni di pandemia è facile immaginare che possa verificarsi una sorta di particolare “effetto alone”, per cui una diagnosi che vale o si presuma valga per altri casi venga estesa anche ai casi in esame. D’altra parte, per quanto precisato ai punti uno e due, è abbastanza inevitabile che in pochi mesi un virus altamente diffusibile abbia contagiato un’alta percentuale della popolazione, per cui trovare una positività al tampone in soggetti sintomatici non è molto diverso dal trovarla in soggetti asintomatici. E non dimentichiamo poi che la stessa ISTAT afferma di essere in grado di dare le statistiche sulle cause di mortalità solo a distanza di un anno, per cui sentire i bollettini “giornalieri” sull’andamento della pandemia non può non destare sorpresa.

Quarto. Si è sempre saputo e detto che la guarigione da una malattia conferisce una protezione più efficiente e di maggior durata della relativa vaccinazione. Nulla impedisce che si sia sempre sbagliato, o che quanto era vero per tutte le altre malattie non valga per la COVID-19, ma in questo caso sarebbe stato necessario fornire le giustificazioni scientifiche. Solo che per stabilire la durata nel tempo della protezione conferita dalla guarigione da una malattia e dalla relativa vaccinazione occorre... del tempo! E invece si sono attesi solo pochi mesi per dare letteralmente i numeri. E sulla base di questi numeri evidentemente inventati di sana pianta è stato stabilito l’obbligo vaccinale a tappeto per tutta la popolazione, negando qualsiasi valore al dosaggio degli anticorpi presenti. Così sono stati vaccinati milioni di soggetti ai quali la vaccinazione nel migliore dei casi non serviva e nel peggiore dei casi ha procurato danni che si sarebbero potuti evitare. Un comportamento del genere non viola soltanto i principi della deontologia medica, ma configura gli estremi del reato di violenza privata previsto dall’articolo 610 del Codice Penale, quando non addirittura del reato di lesioni personali previsto 582 del Codice Penale, e sperando che non si verifichino gli estremi del reato di omicidio preterintenzionale previsto dall’articolo 584 del Codice Penale.

Quinto. Di regola i vaccini vengono preparati utilizzando il virus intero, naturalmente attenuato o inattivato. Un vaccino contro un virus intero induce la formazione di anticorpi contro un certo numero di determinanti antigenici del virus, mettendo quindi parzialmente al riparo da eventuali mutazioni del virus. Questo approccio tradizionale è stato usato per i vaccini prodotti in Cina, che sono stati denigrati negli Stati Uniti e in Europa come “inefficaci”. Negli Stati Uniti e in Europa si è preferito invece produrre vaccini contro uno solo dei determinanti antigenici (la proteina “spike”) del SARS-CoV-2, sebbene si sapesse e sia stato tranquillamente ammesso che si trattava di un virus altamente mutevole. Già questo sarebbe stato assurdo, ma si è poi inizialmente anche deciso di non utilizzare direttamente la proteina “spike”, ma di far produrre questa proteina alle nostre cellule attraverso l’iniezione di un’istruzione genetica (una molecola di RNA messaggero). Un simile inanellamento di cretinerie una dopo l’altra non si era mai visto nella storia della medicina, eppure a dargli supporto non sono stati solo personaggi televisivi come quelli sarcasticamente battezzati “virostar”, ma anche gli Ordini dei Medici.

È necessario e urgente che la Magistratura venga investita del compito di esaminare quanto è stato fatto durante questa pandemia, dato che non tutto, eanzi molto poco, può essere considerato errore in buona fede. Le responsabilità penali sono enormi, e le responsabilità civili lo sono anche di più. E molti dovranno pagare, anche se vorrà dire perdere tutto quanto possiedono.

Commenti