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Due parole sui “classici”. Una civiltà è tenuta insieme da una comune cultura, cioè da un bagaglio di tradizioni condiviso. Forse è possibile condividere una bagaglio di tradizioni in continuo cambiamento, ma intuitivamente è estremamente difficile e complicato. Da qui nasce l’utilità di avere in comune un bagaglio cristallizzato di tradizioni, poco importa quanto difendibile sia la sua scelta. La civiltà chiamata “occidentale” ha avuto fino a qualche decennio fa come base culturale i “classici”, vale a dire la produzione letteraria dell’antica Grecia e dell’antica Roma, con l’aggiunta della tradizione religiosa della Bibbia ebraica con le chiose “cristiane” effettuate negli ultimi secoli dell’Impero Romano. Piace? Non piace? Poco importa, dato che è il legante che è stato in grado di unire la civiltà occidentale. Con la nascita della stampa e il conseguente ampliamento della produzione letteraria, ai “classici” si è aggiunta una letteratura sempre più abbondante, ma che in gran parte faceva riferimento in un modo o nell’altro ai “classici”. Col tempo però questi riferimenti sono venuti via via affievolendosi, fino a generare un vero e proprio rifiuto dei “classici”. Ultimamente poi l’emergere di mezzi di comunicazione effcientissimi e di basso costo se non addirittura gratuiti ha portato ad una produzione letteraria (non solo scritta ma anche audio- e video-diffusa) di incalcolabile vastità e di effimera popolarità che fa riferimento solo a sè stessa. Alcuni vorrebbero identificare in questa produzione letteraria il legante della nostra civiltà ma, come si diceva all’inizio, è velleitario e illusorio presumere che una “cultura” fluida in continuo cambiamento possa costituire quel bagaglio di tradizioni comuni che caratterizza e tiene insime una civiltà. È vero che i “classici” veri e propri erano conosciuti solo da un’elite, ma questo non vuol dire che il resto della popolazione non avesse un legante riconosciuto anche da quell’elite. Quel legante comune era la religione ebraico-cristiana, che sarà pur stata per gli strati inferiori della popolazione un miscuglio fra superstizioni, residui pagani, e insegnamenti cristiani, ma era in ogni caso un legante in gran parte condiviso. Il legante della “cultura popolare” che esiste oggi, per quanto condiviso a livello quasi globale, e forse anche per quello, non ha una persistenza sufficiente a creare un punto di riferimento intergenerazionale, e nemmeno intragenerazionale. Siamo arrivati insomma al dissolvimento della civiltà occidentale. Se vogliamo contrastare questo dissolvimento, l’unico mezzo che ci resta è la riscoperta dei “classici”: non in quanto superiori, eccelsi, o perfetti, ma in quanto unica àncora cui possiamo legare la nostra barca nella tempesta.
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