Non si va da nessuna parte con la casistica dei profughi che scappano da guerre e persecuzioni, dei migranti economici, dei migranti (o schiavi) di cui abbiamo bisogno, dei clandestini, dei criminali, dei terroristi, dei fragili, e di chi più ne ha più ne metta. Molto semplicemente c'è gente attratta dalle luminarie della vita comoda occidentale, e ci sono nazioni che hanno spazio per accogliere quella gente senza con ciò distruggere quello che ha attratto quella gente e altre nazioni che quello spazio non ce l'hanno. Un po' tutta l'Europa sta scivolando verso il secondo gruppo, ma l'Italia c'è già da un pezzo. E poi, l'accoglienza della Germania è molto selettiva. Ha sempre accolto e tuttora accoglie persino gli italiani, ma accoglie in maggioranza quelli di cui sue industrie hanno bisogno. Se accoglie qualche disperato è solo per cosmesi. Lo stesso vale per la Francia, la cui popolazione immigrata oltre a tutto proviene per la maggior parte dai suoi territori d'oltre mare o dalle sue ex colonie (per la serie: hai voluto la bicicletta, adesso pedala). Sulla Gran Bretagna, altra potenza coloniale, stendiamo un velo pietoso e comunque, se pensiamo a come si è ridotta, non è certo un esempio da imitare. Non si capisce invece proprio come possa essere obbligata ad accogliere immigrati una nazione non-nazione come l'Italia, con un alto tasso di disoccupazione, con una lunga e non interrotta tradizione di emigrazione, costretta a mantenere con sussidi pubblici un gran numero di suoi cittadini (e di immigrati), e senza la cattiva coscienza (a meno che non la si voglia limitare ai suoi trascorsi in Somalia ed Etiopia) di nazioni come la Gran Bretagna, la Francia, il Belgio, l'Olanda, la Spagna o il Portogallo. Insomma, non si tratta di scegliere chi accogliere e chi no (compito già di per sé antipatico oltre che inattuabile). Si tratta di rendersi conto che, anche se mastichiamo chewing-gum e ci interessiamo alla musica e alla politica americana, NON SIAMO L'AMERICA.

Commenti