Ad uso e consumo di chi si è dimenticato della nostra storia recente... Nel gennaio e febbraio 2020, virologi ed epidemiologi ricordarono quello che si era sempre saputo e detto a proposito delle epidemie virali, e cioè che finiscono quando si raggiunge l’immunità di gregge. Questo approccio realistico ma fatalistico incontrò la rabbiosa reazione delle persone “adulte e responsabili”, che non potevano accettare che non si facesse nulla contro un’epidemia che minacciava la salute e la vita di tante persone. E così la frase “immunità di gregge” divenne anatema e vennero introdotte le misure “preventive” che abbiamo ben conosciuto, dai guanti ai disinfettanti, dalle mascherine agli schermi in plexiglas, dal distanziamento di un metro al lockdown. Quello che ci sono costate quelle misure non lo sapremo mai, e a che cosa siano servite, nemmeno. Quando però, sul finire del 2020, arrivarono i vaccini, il concetto dell’immunità di gregge venne rispolverato. Adesso i vaccini servivano a raggiungere l’immunità di gregge, fissata tra il sessanta e il settanta per cento della popolazione. Non appena avessimo raggiunto quella percentuale di vaccinati (già allora gli immuni per guarigione dalla malattia naturale venivano spocchiosamente ignorati nel conteggio), la trasmissione del virus si sarebbe interrotta e l’epidemia sarebbe stata sconfitta. Arrivati al settanta per cento, l’asticella è stata spostata all’ottanta per cento e, raggiunto l’ottanta per cento, è stata spostata al novanta per cento, sempre facendo finta che gli immuni per guarigione dalla malattia naturale non esistessero, o addirittura sostenendo che la loro immunità non era nemmeno lontanamente paragonabile a quella ottenibile con la vaccinazione. E, a proposito della vaccinazione, all’inizio si era detto che, come tutti gli altri vaccini, anche questo vaccino serviva a impedire che i vaccinati potessero essere contagiati e potessero a loro volta contagiare. E ovviamente questo vaccino, come tutti gli altri vaccini, serviva anche a impedire che i vaccinati potessero ammalarsi e morire. Poi qualcuno si è accorto che c’era qualcosa che non andava nei dati epidemiologici, e si è cominciato ad ammettere che il vaccino anti-covid non sempre impediva di essere contagiati e di contagiare. “Ma, in fondo,” si è detto, “la maggior parte dei vaccinati non viene contagiata e non contagia, ed è questo che è importante”. Cosa si intendesse per “la maggior parte” non è stato ancora chiarito e nessuno finora ha giustificato il fatto che venga chiamato “vaccino” un preparato che si comporta in modo diverso dagli altri vaccini. Il guaio è che ci si è poi anche accorti che a finire in ospedale con la COVID-19 e a morirne non erano solo i non vaccinati, ma anche i vaccinati. “Però ad essere ospedalizzati e a morire sono sempre di più i non vaccinati”, si è detto, cercando un ultimo rifugio nelle statistiche, anche se non sempre univoche o al di sopra dei sospetti di manipolazioni. “Il vaccino non dura abbastanza, ma basta ripeterne le somministrazioni”, hanno detto. E allora, via con le seconde dosi, via con le terze, e poi staremo a vedere, anche se le seconde e terze dosi non sono le “dosi booster” previste dai protocolli di altre vaccinazioni (e, per alcune “marche” di vaccino, anche per questo), ma sono pure e semplici “rivaccinazioni”, effettuate oltre a tutto con preparati modellati sull’“originale” di un virus che ci dicono essere estremamente variabile. E, a proposito d varianti, su di loro ci hanno detto anche più di quanto ci interessasse sapere, ma non ci hanno ancora detto se i contagi dei vaccinati siano dovuti a varianti nuove e, se così fosse, non ci hanno spiegato che senso abbia usare vaccini modellati sulle varianti vecchie.
Il problema però rimane. Abiamo speso somme astronomiche per misure preventive che non hanno fermato la pandemia, ma ne hanno solo spalmato nel tempo le conseguenze. E adesso continuiamo a spendere somme astronomiche per “vaccini” che proteggono forse la maggior parte dei vaccinati ma certamente non tutti, e che fanno forse qualcosa (ma non si sa quanto) nell’ostacolare la diffusione del contagio, ma non fanno quanto finora ci sie era sempre aspettati (e si era ottenuto) dagli altri vaccini. In altre occasioni, gli stessi fautori di questo vaccino avrebbero chiamato un prodotto con simili caratteristiche “una patacca”, una solenne fregatura, e avrebbero tuonato pretendendo non solo risarcimenti fino all’ultimo centesimo da parte di coloro che glieli avevano affibbiati, ma probabilmente anche le loro teste. In questa particolare occasione invece, no. In questa particolare occasione va tutto bene. Va bene somministrare a miliardi di esseri umani un vaccino prodotto con una tecnica mai usata prima e sperimentato in fretta e furia, con una “fase IV” praticamente inesistente; va bene parlare di renderlo addirittura obbligatorio anche dopo averne constatato l’aleatorietà di efficacia e sicurezza; e va bene colpevolizzare, ghettizzare, zittire e minacciare chi non approva la politica adottata per contrastare questa epidemia e, in particolare, non approva questo vaccino. Potrebbe andar bene anche magari farsi qualche domanda?

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