Chi è convinto dell’utilità dei vaccini anti-covid registrati in Europa e USA fa bene a farsi somministrare tutte le dosi che vengono man mano consigliate, e nessuno ha il diritto di ridere di lui. Quello che invece non va bene è che venga obbligato, di fatto se non ancora per legge, a subire quella vaccinazione anche chi, dopo un anno di martellante campagna “informativa”, non si è ancora convinto. E non va bene liquidare tutti gli scettici come “no vax”. Prima della comparsa della COVID-19, l’appellativo “no vax” propriamente si riferiva a chi era contrario a tutti i vaccini, per principio: una contrarietà democraticamente rispettabile ma sperimentalmente priva di basi solide, e questi "veri no vax” costituivano una percentuale minima della popolazione e del tutto insignificante dei medici. I contrari agli attuali vaccini anti-covid sono invece una percentuale molto più alta della popolazione e persino dei medici, cosa che dovrebbe indurre a qualche riflessione i sostenitori del vaccino. Se è inaccettabile che gli impropriamente detti “no vax” deridano e addirittura insultino chi si vaccina, bisogna anche ammettere che il sussiego e a volte la tracotanza con cui molti “pro-vax” bollano di “non scientificità” i dubbi degli scettici possano indurre i meno pacati fra questi a reazioni scomposte. La scienza non è fatta di dogmi, e il vero scienziato non deride chi sostiene tesi opposte alle sue, perché sa che quella derisione potrebbe tornargli indietro in qualsiasi momento nel corso del dibattito scientifico. Purtroppo si ha ormai l’impressione che i fautori degli attuali vaccini anti-covid stiano assumendo lo stesso atteggiamento massimalista che avevano i "veri no vax”, che avevano cioè gli oppositori di tutti i vaccini “per principio”, indisponibili ad ascoltare le ragioni degli interlocutori.

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