Brutto pensiero, politicamente scorrettissimo, di cui dovreste vergognarvi come me ne vergogno io se doveste condividerlo. Pur con tutte le esecrazioni di questo mondo, oggi le società di capitali, prima ancora di delocalizzare per approfittare del minor costo del lavoro e delle materie prime, vanno a pagare le tasse dove più loro conviene all’estero.
Immaginate se, per una dovutissima par condicio, questo fosse possibile anche ai semplici cittadini. Prima ancora di trasferirmi in qualche Paese più confacente alle mie esigenze ed alla mia weltanschauung, potrei scegliere di pagare le tasse in qualche Paese meno rapinatore. Vi immaginate cosa succederebbe al nostro Fisco e ai nostri Governi se i semplici cittadini potessero farlo? Conosco l’obiezione “morale”: le tasse servono a pagare i servizi, e quindi vanno pagate al Paese di cui si sfruttano i servizi. Sì, ma è anche questo il punto. Non solo il mio Paese mi fa pagare somme esorbitanti per servizi che non valgono quelle somme, ma mi fa pagare anche servizi che non uso e che magari non posso nemmeno usare.
Faccio un po’ di esempi, così a caso. Con le mie tasse sto pagando la sanità pubblica da quarantasette anni però, mentre ho contribuito alla sanità pubblica lavorandovi a “prezzo politico”, non l’ho quasi mai usata a mio vantaggio. Dite che si contribuisce alla sanità pubblica in senso assicurativo, di “mutua assistenza”? Sì, ed è proprio vero, dato che lo Stato stesso suggerisce di stipulare polizze “integrative” con compagnie di assicurazioni private. Ma allora, perché non sono libero di assicurare la mia salute “solo” con compagnie private? E se “per solidarietà” devo pagare il “premio assicurativo” a chi decide di “assicurarsi” con Servizio Sanitario Nazionale, perché sono obbligato ad essere “solidale” con i cittadini italiani e non, poniamo, con i cittadini sloveni? Forse perché sono cittadino italiano anch’io? No, non ci siamo: questa è una “petitio principii”, un ragionamento circolare. Prima mi obbligano a dichiararmi cittadino italiano e mi vietano di dichiararmi, poniamo, cittadino sloveno, e poi “conseguentemente” mi obbligano ad essere solidale con i cittadini italiani! Ma bravi! Meglio del gioco delle tre carte!
E considerazioni analoghe valgono per altri servizi pubblici, come ad esempio la scuola. La mia istruzione è stata pagata con le tasse dei miei genitori, e io ho pagato con le mie tasse l’istruzione delle mie figlie. Adesso però sono almeno vent’anni che pago le tasse per l’istruzione dei figli degli altri italiani, e devo continuare a farlo non solo anche se non ho più figli a scuola nè potrei averne, ma anche se ritengo e constato che la pubblica istruzione italiana fa schifo. Se potessi pagare le tasse in un Paese di cui apprezzo la pubblica istruzione, darei un segnale allo Stato italiano paragonabile a quello che mi è concesso dare con le elezioni politiche, e anzi molto più efficace. E invece no: sono costretto ad “approvare” coi miei soldi un sistema che mi fa orrore.
Certo, lo so: ci sono anche servizi come le strade, e potrei pensare che non avrebbe senso pagare per la costruzione e la manutenzione delle strade della Svizzera invece che di quelle dell’Italia. Ma non lo penso affatto. Io uso sempre quelle tre o quattro strade della mia provincia, e allora potrei trovare giusto pagare le tasse delle strade alla mia provincia. Ma perché devo pagare per le strade (tra l’altro, mi dicono, tenute malissimo) che non uso di provincie italiane a mille chilometri da me, e non invece per le strade che non uso in Svizzera a cinquanta chilometri da me? Mi dite che se io non uso certe strade italiane, le usano però quelli che mi portano certi prodotti di consumo? Non ne dubito, ma forse metà dei prodotti che consumo mi arrivano da altri Paesi europei, trasportati su strade per le quali potrei avere anche più piacere di pagare che per quelle che non uso nemmeno indirettamente in Italia.
E vogliamo poi parlare della sicurezza o della giustizia? Continuando a ricevere i miei soldi per mantenere le Forze dell’Ordine e la Magistratura italiane così come sono, lo Stato si illude che io sia soddisfatto della sicurezza e della giustizia italiane. Ma non è così. Pago solo perché altrimenti lo Stato incaricherebbe la giustizia e la sicurezza itaiane di mettermi in galera. Se fossi libero di scegliere, pagherei le tasse per la sicurezza e la giustizia in qualche altro Paese.
E allora, terminiamo qui un discorso già troppo lungo. Non so cosa si possa fare per cambiare le cose, ma è evidente che le cose così non vanno. I “confini” che delimitano gli obblighi di pagare i servizi o, peggio ancora, gli obblighi di “solidarietà” vanno ridisegnati e le regole cambiate radicalmente. Come stanno le cose oggi, è solo una cuccagna per amministratori incapaci e politici corrotti.
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