È da qualche tempo che osservo e registro la stupidità del “sistema” (https://www.amazon.it/stupidit%C3%A0-potere-Antonio-Enrico-Attanasio/dp/B095MCY396/ref=tmm_pap_swatch_0?_encoding=UTF8&qid=1636738048&sr=8-4), ma una delle cose che continua a intrigarmi e anzi mi intriga sempre più è l’assoluta cecità tanto della politica quanto della ricerca sociologica di fronte al fenomeno dei “no-vax”. Come medico che ha ricoperto anche ruoli di igiene pubblica, conosco bene questo fenomeno, con cui mi sono dovuto confrontare negli anni, e ne conosco l’entità, che è sempre stata numericamente del tutto trascurabile. Oggi quelli che rifiutano i vaccini anti-covid proposti e imposti dalle autorità sanitarie non sono poche decine di migliaia, ma sono oltre sei milioni. Prima di appiccicare a tutti costoro l’etichetta di “no-vax” sarebbe opportuno come minimo verificare quanti sono contrari a “tutti” i vaccini e quanti sono contrari invece solo al vaccino anti-covid. E sarebbe poi anche interessante verificare quanti dei contrari a vaccinarsi con gli attuali “vaccini” a mRNA o vettore virale accetterebbero magari di vaccinarsi con vaccini “tradizionali” come quelli usati in Cina. Il “rifiuto della scienza” di cui è incolpata indistintamente la generalità dei “no-vax” potrebbe essere nella maggior parte dei casi un rifiuto di una “scienza” facilona e troppo incline a puerili entusiasmi: potrebbe quindi essere in realtà un rifiuto della “non scienza” in cui dogmaticamente e acriticamente credono estasiati i “pro-vax”.
Un discorso analogo vale poi per l’accusa di “complottismo” addossata sommariamente a tutti i “no-vax”. È verosimile che tra di loro esistano e prosperino gli illuminati e trasognati conoscitori delle segrete trame del “Nuovo Ordine Mondiale”, i meteorologi delle “scie chimiche”, i sociologi della “sostituzione etnica”, i chimici del grafene, i microelettronici dei microchip in fiala, e tutto il resto dell’allegra combriccola. Ma occorre essere ancor più trasognati di loro per non dubitare nemmeno un po’ di statistiche sfornate troppo in fretta e spesso da “società scientifiche” che non hanno i mezzi per raccogliere i dati, di raccomandazioni che fanno a pugni con quanto si è sempre saputo e fatto fino all’anno prima, dell’applicazione fin troppo entusiastica di mezzi di persuasione e addirittura di mezzi coercitivi reminiscenti di regimi che si dice tuttora di condannare, di toni nazionalistici e ottimistici a fronte di una sempre maggior dipendenza dell’economia nazionale dalle importazioni dall’estero e di un debito pubblico che cresce ancor più di quanto crescesse prima della “pandemia”, e del favoritismo nei confronti di alcune multinazionali che con la “pandemia” hanno visto i loro guadagni schizzare alle stelle. Ridere dei complottisti non è gentile ma si può giustificare. Chiamare complottisti tutti coloro che sentono puzza di bruciato in questa “pandemia” fa ridere ancora di più. O fa piangere...
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