Nella congerie di dati, affermazioni, numeri, consuntivi e previsioni accumulata in quasi due anni di pandemia ci sarà pure da qualche parte una tabella dell’andamento della letalità del SARS-CoV-2 ma, se c’è, deve essere molto ben nascosta. Peccato che però è anche l’unica tabella che contenga informazioni utili per la definizione di una politica sanitaria seria, che non sia suscettibile di sospetti. In una pandemia il problema non è come si chiama in virus e come viene in fotografia,  né quanto lentamente o velocemente si diffonde, né chi infetta preferenzialmente. Il problema è che cosa fa e a chi quando entra nell’organismo dei suoi ospiti e come quel qualcosa cambia nel tempo. In parole povere, quello che interessa sapere a proposito del SARS-CoV-2 è la percentuale dei morti sui contagiati: qual’era quella percentuale all’inizio della pandemia, e come è variata, se è variata, mese per mese nell’arco di questi venti mesi o più. Ed è la sola cosa che dovrebbe essere comunicata ufficialmente e regolarmente dai mezzi di informazione. Tutto il resto è “sbatti il mostro in prima pagina”, e chi si chiede se a dare l’ordine sia il capo redattore o il capo del Governo è perfettamente giustificato a chiederselo. Come anche è giustificato a chiedersene il motivo.

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