Molti degli oppositori alle misure anti-covid e in particolare agli attuali vaccini deridono chi invece crede a quelle misure e si vaccina nella sincera convinzione di fare il bene per sè, per i propri cari, e magari per l’intera società. Questa derisione purtroppo fa il gioco di quelle forze politiche che agiscono secondo la collaudata tattica del “divide et impera” e in ogni caso dimostra la stessa sciocca sicumera di quelli che dall’altra sponda deridono invece chi ha dubbi sull’operato del Governo. Io credo piuttosto che tutti meritino la nostra simpatia, qualunque cosa credano o facciano, perché siamo tutti nella stessa barca. La gente comune non ha i mezzi per capire chi ha ragione e chi ha torto, ed è costretta a prendere decisioni al buio. Mi riservo soltanto, nel caso che i diktat governativi dovessero rivelarsi una truffa perpetrata ai danni dei cittadini, di non avere nè simpatia nè pietà per i responsabili. Da qualche parte dovrebbe esserci uno scritto in cui affermo che i truffatori meritano una pena più severa di quella degli assassini. Non siamo eterni, e la vita prima o poi finisce. Chi ce la toglie non merita certo un premio, ma non fa altro che anticipare qualcosa che sarebbe prima o poi capitato comunque. Chi invece approfitta della nostra fede, ci rovina tutta la vita perché ce la fa vivere nell’insicurezza e nel timore. Noi scegliamo o accettiamo di vivere in una società perché cerchiamo quella sicurezza che una vita solitaria non ci darebbe, e rinunciamo per questo alle libertà e ai diritti che singolarmente avremmo. Se però alcuni membri di questa società fanno a pezzi quella sicurezza mostrandosi infidi e impedendoci di fidarci gli uni degli altri, quei membri non devono solo essere messi in condizione di non nuocere, ma devono essere assoggettati a pene esemplari che garantiscano una deterrenza superiore alla pena di morte.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
Commenti
Posta un commento