I meriti vanno riconosciuti anche agli avversari. Con tutta la mia buona volontà, non riesco a farmi diventare antipatico il Presidente del Consiglio Regionale della Campania, Vincenzo De Luca. È troppo forte. Anche la sua uscita sull’uso dei lanciafiamme, detta da un altro con un altro tono, mi avrebbe fatto venir voglia di confezionare chissà quali insulti. Invece no, detta da lui con quella sua pacatezza di lucano trapiantato a Salerno, mi fa solo venir voglia di sentirne un’altra, un po’ come mi era capitato con quella famosa e inarrivabile sua performance sulle mascherine di Bunny. Può darsi che la simpatia venga dal fatto che De Luca ha fatto il militare nelle Trasmissioni a San Giorgio a Cremano, e anch’io per breve tempo, prima di essere trasferito alla Sanità e andare in Friuli per il terremoto, sono stato nelle Trasmissioni, e a Salerno, facendo poi i prescritti tiri con l’M1 Garand proprio a San Giorgio a Cremano. Ma non può essere solo quello. Il fatto è che De Luca ha quell’atteggiamento da buon papà che ha a cuore i suoi figli e non si fa troppe domande perché sa di non avere gli strumenti per farsele. Diversamente dalla vomitevole fauna di politici e giornalisti “esperti” di virologia e biologia molecolare, non si inventa competenze che non ha, e se non permette obiezioni è perché non se le permette nemmeno lui. È l’ultimo rappresentante di quel decoro deamicisiano di fine Ottocento-inizio Novecento, alleggerito dalla fiilosofia partenopea di Totò. Un grande, e non lo dico in senso ironico. Un grande davvero.
Dunque, le cose andranno forse così così per la nostra “democrazia”, ma in fondo siamo liberi di parlare, scrivere, dire le nostre opinioni. È un bel passo avanti rispetto al periodo 1922-1943, quando imperava il “pensiero unico”. O no? Allora, come stavano le cose in quel periodo non lo posso dire per esperienza diretta: sono vecchio, ma non abbastanza. Se credo di saperlo è perché qualcuno che c’era me l’ha raccontato. Ma a raccontarmelo non sono stati politici, ideologici, o intellettuali da biblioteca. E nemmeno sono stati i nostalgici, o gli ex- o neo-partigiani. Sono state persone del popolo, gente a cui delle lotte per il potere era interessato poco in quel periodo e interessava poco anche dopo, gente abituata a osservare quelle lotte con l’occhio disincantato e distaccato di chi sa di non poter partecipare, e di avere altro da fare. A loro, non dava fastidio più di tanto passare il sabato in divisa a inneggiare a un fantoccio, anche perché non c’era nessun week-end a cui ...
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